Il dolore
«Sono dentro, sono incastrati, aiuto...»
Giuseppe Tricoli, vent’anni di corse alle spalle, è stato il primo a fermarsi: noi piloti della Versilia siamo una famiglia
FORTE. «Sono dentro, sono dentro... sono ancora dentro!». Grida con quanto fiato ha in corpo Giuseppe Tricoli, 39 anni, navigatore di Diego Fornaciari nel Rally Città di Lucca. Rovesciata nel fossato di quella curva a Sant’Ilario di Brancoli, uno dei posti più belli della collina lucchese, c’è l’auto dei suoi amici: Valerio Catelani, 37 anni, fortermarmino doc, titolare del centralissimo bar “Sambo” e Daniela Bertoneri, 34. L’auto dei sogni, quella Peugeot 207 Super, è già avvolta dalle fiamme che illuminano la scena spettrale. Sono passate da poco le quattro del mattino. La corsa è una delle più attese per gli appassionati di questo tipo di corse e attira grande pubblico. Ma su quella maledetta curva, quando l’equipaggio numero 14 Trigoli-Fornaciari si ferma, non c’è nessuno. Almeno altre quattro auto sono passate senza vedere la macchina finita due metri sotto.
«Mi sono fermato - racconta Trigoli, vent’anni di gare alle spalle, residente a Minazzana - perché ho visto le fiamme. Altissime». La prima cosa, in automatico, è cercare di localizzare l’equipaggio: «Ho guardato se Valerio e Daniela fossero fuori dalla macchina...Ma mi sono reso conto quasi subito che di loro non c’era traccia. Allora ho cominciato a gridare...». Attimi. Fornaciari prende l’estintore che ha a bordo, ma è come «buttare un bicchiere d’acqua». Mentre Trigoli si allontana: «Cercavo un commissario di gara per dare l’allarme con la radio, fare arrivare i vigili del fuoco, fermare la gara...». Fare. Sapendo che per gli amici, dentro quel forno, non poteva esserci più niente da fare.
«Su quella curva, che noi chiamiamo “sinistra due meno” - racconta Alessandro Bindi, pilota fortemarmino titolare dell’omonima ferramenta - si arriva da un tratto sul quale si va molto veloci. Ma lì non si superano i 40 chilometri all’ora...Cosa vuoi che sia successo: è fatalità».
Nel 2009 Valerio e Daniela, durante il Rally Città di Massa andarono a sbattere contro un muretto mentre erano in gara. Lei perse più volte conoscenza mentre si attendevano i soccorsi e fu ricoverata in ospedale per le fratture riportate: «In quell’occasione viaggiavano ad una velocità di 130/140 chilometri l’ora - continua Bindi - e non si sono fatti praticamente niente. Qui, a velocità decisamente inferiore, hanno trovato la morte»..
Terra di piloti, la Versilia. Lo stesso Trigoli è tra i fondatori dell’associazione “Flavio Guglielmini”, nata per onorare la memoria del navigatore di Marina di Pietrasanta morto tre anni fa mentre correva un rally in Bulgaria. «La nostra provincia - sottolinea Bindi - è la seconda in Italia per numero di abilitazioni rilasciate alla guida delle auto da rally». Lo stesso Bindi racconta di aver corso con la stessa macchina sulla quale hanno trovato la morte i suoi amici «appena nel febbraio scorso». Valerio, raccontano gli amici che con lui hanno macinato chilometri, «non lasciava niente al caso». E Daniela «era determinata, decisa...Come si dice ancora da questa parti “portava i pantaloni”... Anche se era un navigatore fatto e finito aveva voluto partecipare ai due corsi specifici che l’associazione intitolata a Guglielmini aveva promosso». Una “tosta”, insomma. E consapevole del proprio mestiere, come è facile capire dai filmati (camera-car) che in Rete la raccontano al fianco di Valerio, suo compagno anche nella vita fino a che la strada del sentimento non li aveva visti dividersi. Subito dopo la coppia Trigoli-Fornaciari, sulla curva della morte si ferma anche un altro equipaggio, il numero 15: «Anche loro hanno utilizzato gli estintori - ricorda Trigoli - ma era inutile...». Pochi minuti e sono i vigili del fuoco, con le mani tra i capelli, a confermare che di tragedia inimmaginabile si tratta. Sul percorso ci sono gli amici arrivati dalla Versilia, il grande “circo” del rally che proprio come al circo fa famiglia. C’è la madre di Daniela con la sorella della giovane donna. Poche, drammatiche righe del comunicato della Polizia stradale, bastano a raccontare lo strazio: la madre che si accascia vicino all’auto carbonizzata, i soccorritori che stendono, pietosi, i teli azzurri affinché alla donna sia risparmiato lo spettacolo all’interno. Per portarla via a fatica dovranno intervenire altri parenti, in uno strazio che non si può raccontare. «Vuoi che ti parli di Valerio? Era un pilota spettacolare...solo questo». Marco Boccelli è il fratello gemello di Enrico, gomme e frastuono di motori nel sangue: «Valerio era ad un passo da aggiudicarsi il Challenge Sesta zona». Avrebbe fatto, insomma, il “salto” cercato in dieci anni di carriera.
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