Gioco
Pietrasanta ricorda Romano: era uno dei suoi figli migliori
Domani alle 16 in piazza Duomo i funerali del giornalista Il Caffè della Versiliana sarà intitolato alla sua memoria
MARINA. Pietrasanta lo saluteà alla Vertsiliana ed in Duomo. Ma soprattutto ha già deciso che il Caffè da oggi in poi sarà intitolato a Romano Battaglia, scomparso ieri all’età di 79 anni.
Gli avrebbe compiuti il 31 luglio prossimo essendo
nato nel 1933. Ma si sapeva che non stava bene, che non usciva da tempo da casa, assistito dalla moglie Wilma.
Domani dalle 9 alle 15 la salma sarà esposta nel suo Caffè, per poi essere portata in Duomo dove alle 16 inizierà la cerimonia funebre.
Il sindaco Domenico LOmbardi ha voluto personalmente annunciare la dipartita di Battaglia. E lo ha fatto nel modo più consono: annunciandolo al pubblico della Versiliana echiudendo il Caffè che ieri era retto da Giovanni Totti, direttore di Studio Aperto del Tg4.
Manrico Nicolai che co nBattaglia ha condiviso anni e anni di lavoro al Caffè ricorda l’amico. Lombardi ne sottolinea l’estrema signorilità.
Chi esce un po’ dai giusti schemi ufficiali è Fabrizio Diolaiuti che con Romano ha condiviso un decennio di talk show. «Pochi sanno che era un personaggio divertente, immaginifico. Prima di andare sul palco si immaginava di essere un torero. sono le cinque de la tarde, amava ripetere, e ci vestiamo come matador per affrontare l’arena. Un modo anche per allentare la tensione. Perchè condurre il Caffè era tutt’altro che una passeggiata, con l’imprevisto sempre in agguato e ospiti non certo facili. Romano Battaglia era un grande, e più di quanto trasparisse una volta seduto sotto i pini della Versiliana».
Un ricordo più sommesso è quello di Ludovico Gierut, critico d’arte. «Lo conoscevo dal 1950, quando abitava al’Osterietta. Romano amava essere il personaggio. C’era calato fino al collo, ma quando taluni ci riuscivano, come me, non era il Battaglia che abbracciava i pini, ma quello che ricordava i barrocciai pietrasantesi, i bovi bianchi, la calma delle serate popolate da pittori come Giovanni Acci e Franco Miozzo, la propria madre e i ritorni dalla Lombardia televisiva, i racconti di mare e di cielo..Beh Romano se ne è andato e con lui un pezzo d’una storia che l’ha visto protagonista osannato e applaudito per anni e anni . Dalla sua Pietrasanta avrebbe meritato senz’altro un grande, enorme premio per avere parlato sempre e scritto d’una cittadina, ma pure di una Versilia incantata, fremente d’arte e di fiori. Spero glielo diano, primo o poi».
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