Il Tirreno

Versilia

Donna trovata morta in casa

di Donatella Francesconi
Donna trovata morta in casa

Era seguita dai servizi psichiatrici e sociali della Asl. Stava male ma aveva rifiutato il ricovero

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VIAREGGIO. La conoscevano tutti: i servizi psichiatrici e sociali della Azienda sanitaria, chi porta i pranzi alle persone sole, la Centrale operativa del 118 che tempestava di telefonate per sentirsi meno sola. Sola, come è morta ieri E.B, 61 anni, residente in pieno centro città. Quando gli infermieri della psichiatria sono arrivati a casa dalla donna, per accompagnarla in ospedale dove l’attendeva un accertamento sanitario obbligatorio, la porta di casa non si apriva. E dall’interno non arrivava alcun rumore. Chiamati i vigili del fuoco per aprire la porta, è stato subito chiaro che per la donna non c’era più niente da fare. Era riversa a terra, nella cucina-tinello, ancora vestita e deceduta da diverse ore, come ha accertato il medico.

Il giorno prima, poco dopo le due del pomeriggio, la signora era sulla porta di casa propria: «Sto male, sto male...». Queste le parole rivolte ad un passante, forse le ultime pronunciate. L’uomo ha chiamato il 118 che ha inviato sul posto l’ambulanza della Croce Verde. Ma la donna, paziente psichiatrica seppur non interdetta, non ha voluto saperne di essere accompagnata in ospedale. Ed ha firmato il rifiuto. L’ambulanza, così, è ripartita. Ed alcuni vicini si sono occupati di portare alla signora un po’ di panini, visto che aveva detto di aver fame.

«La signora - spiega Andrea Nicolini, responsabile del 118 dell’Azienda sanitaria Versilia - era stata visitata più volte in ospedale, ma sempre per la patologia psichiatrica della quale soffriva da anni. Negli ultimi tempi la situazione stava peggiorando: ce n’eravamo accorti dalla frequenza delle telefonate che faceva ai nostri operatori».

L’ultima volta che la donna era passata dal Pronto soccorso dell’ospedale era stato il 7 luglio e un ulteriore visita era fissata per ieri mattina, quando è stata trovata morta. «La costante era il rifiuto al ricovero», sottolinea Nicolini, che continua: «Era stata avvertita anche la sorella che vive a MiIlano ed il caso era noto anche alla forze dell’ordine».

Resta il fatto che si può morire così. Soli nonostante si sia sotto gli occhi di tutti. Ed è il secondo caso, dopo il decesso di qualche giorno fa, dell’ospite del Ferrhotel, struttura di accoglienza del Comune per chi è in emergenza abitativa.

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