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Versilia

Dall’aragosta all’acciuga: i prezzi

Dall’aragosta all’acciuga: i prezzi

L’esperienza della cooperativa Mare Nostrum: solo prodotto di zona e di stagione

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VIAREGGIO. I sugarelli costano da 6 a 8 euro al chilo; il cefalo da 5 a 6, la razza dai 5 ai 7 euro, la mustella dagli 8 ai 10 euro perché è più difficoltoso pescarla. Benvenuti nel salmastroso mondo di Moreno Pellegrini, 40 anni di pesca sulle spalle, in forza alla cooperativa “Mare Nostrum”, a bordo della fidata “Mas 500”. Lui e gli altri pescatori della cooperativa li trovate al mattino sulla banchina Maria Luisa, ad un passo dalla chiesina dei pescatori. Qui ci sono i chioschi per la vendita diretta, costruiti con i fondi della Comunità europea. Per la zuppa - continua Pellegrini - ci vogliono 7-8 euro al chilo, mentre il nasello piccolo si porta via con cifre che vanno dai 10 fino ai 18 euro: «Le orate nostre si vendono a 20-25 euro, la seppia 12-13 euro al chilo». Poi, dipende dalle “pezzature”: «Roba grossa ce n’è poca e in tanti si affidano al pesce che arriva da Francia, Spagna e Argentina. Il 70% di quello che viene servito in tavola non è pescato nelle nostre acque». Ma i ristoranti - continua il pescatore - «chiedono sempre di più il pesce cosiddetto “povero”: sgombri, cefali, razze, sciabole... Hanno imparato a cucinarlo».

VIDEO Ecco quanto costa il pesce all'ingrosso

Tra i pesci più costosi, invece, c’è il ragno: dai 30-40-50 euro al chilo, «ma noi si fa 25». Per la sogliola, che si pesca vicino Baratti «bisogna aspettare, ora non è tanto il momento». Il polpo, che d’estate ci sta bene tiepido tra tredici e quindici euro: «È fuori dalla portata dello strascico - racconta Pellegrini -: lo peschi solo con i tramagli e le nasse...». E se vi va proprio di friggere, per la acciughine si pendono dai 25 ai 40 euro a cassa (circa 7 chili): «Ce ne sono poche - spiega il pescatore -: è per via delle lampare che estinguono in un colpo solo lo stock di pesce intercettato».

FOTO L'asta del pesce al mercato ittico

Alle 17 la “festa” per gli occhi è al mercato del pesce. Tornano le barche e c’è l’asta: sparnocchi, cicale, frittura, seppie, un po' di cacciucco e qualche orata se c’è chi si è spinto sottocosta. Venti euro gli sparnocchi, così la cifra di partenza, che scende a 18 per chiudere a 17,50. Le cicale stanno a 10 euro la cassa: al dettaglio andranno poi a 18: «A Milano - fa il conto Pellegrini - le pagheranno 18-20 euro al chilo. L’aragosta nostrale che io faccio 60 euro al chilo, certo è un prodotto particolare, il ristorante la fa pagare 120..».

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