Il Tirreno

Versilia

Antonio Possenti A metà fra Collodi ed Harry Potter

di Adolfo Lippi
Antonio Possenti A metà fra Collodi ed Harry Potter

Il pittore lucchese torna in Versilia con una mostra a Forte «Le gallerie chiudono, ma solo per via della Finanza»

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FORTE. L'universo di Antonio Possenti, pittore in Lucca, è meta-magico, tra Collodi ed Harry Potter, è abitato da memorie, finzioni, arabeschi, pesci strani, volanti di Chagall, oggetteria da cambuse, bugie. E' l'universo di chi ha visto e preso tutto senza viaggiare. Un po' come Salgari che scriveva di Malesia sulle carte geografiche dei figli a scuola.

Antonio Possenti è ricco, seduttivo. Sarebbe piaciuto ad Italo Calvino, un altro che se ne stava alla larga dal quotidiano. Sarebbe piaciuto a Borges che si meravigliava di incontri mai avvenuti. Ironico e coltissimo Possenti ha avuto, ha, un'evidente fortuna di mercato. Piace e vende. Ma dipingendo, lui che è laureato in giurisprudenza, non tradisce mai la vocazione al suo Universo: il bric-brac che lo circonda nello studio di piazza dell'Anfiteatro a Lucca; ed è composto da statue africane, ritratti di Vittorio Emanuele, facce di Stalin, madonne baroccate, una continua novella che come un'onda fragorosa s'abbatte, pervasa da rammentazioni e sogni, sull'ascoltatore affabulato a cui Possenti ha appena parlato di certi schizzati lucchesi incontrati nelle fiere, filosofia orientale, grafica tedesca, stabilianti vendite delle case d'asta londinesi.

Possenti ha inaugurato una mostra alla galleria Corsi Monteforte di Forte dei Marmi.

Puntuale, ogni anno, la sua eccentrica e colorata narrazione coinvolge città che sono ora la Versilia ora Prato ma anche Bologna o Bruxelles, Madrid o Stoccolma. Il successo, lento a venire, non gli è mancato. Ed è un successo costruito con pazienza, venuto coi sotto-toni, i bisbigli, mai gridato, mai scandaloso, mai nel chiasso degli eventi artistici d'avanguardia.

Possenti, da anni, fa sempre le medesime cose, fa una pittura semplice su fantasie illimitate, i suoi quadretti ti mettono in casa l'intera natura esistente ed immaginata, le quattro stagioni, la pioggia e la neve, gli uomini di campagna e i boscaioli, i castagneti e i cipressi, le balene e i rinoceronti, tanti poeti da Rimbaud a Carducci, da D'Annunzio a Pascoli, tanti scrittori, da Proust ad Allan Poe, un gorgo inesauribile di intrecci, di portenti, di stupori, di grotteschi che ribolle di inconscio, di simboli, di teofanie, senza mai, mai rispecchiare ciò che è nelle cronache, nella televisione, nel presente.

Incontro spesso Possenti e mi dice: l'arte non è la scienza che parte da zero ed arriva al bosone. L'arte, dai graffiti sulle caverne ai tagli di Fontana non ha vissuto, non vive, l'evoluzione alla Darwin. L'arte, in ogni tempo (nei tempi che mutano) non proviene da quella “di prima”. Certo, vi sono conquiste progressive, vedi la prospettiva, vedi il modo di fare i colori. Ma l'astrattismo non è il processo evolutivo dell'impressionismo. Gli artisti stanno ognuno, nel loro tempo, compiuti.

Così nel medesimo pomeriggio puoi gustare ed approvare Caravaggio e Cattelan. E ti può piacere più l'uno che l'altro ma gli esempi di Bacon e di Lucien Freud stanno a dire come la pittura di pittura, cioè fatta coi pennelli e l'olio non sia passata, non è antiquariato. Torna e ritorna, perché l'arte si fa con ciò che viene comodo: dalle “cose in sè” di Duchamp alle bruciature di Burri alle foto di Andy Warhol ai quadri di Gerhard Richter.Per conquistare una prospettiva così ampia, un cosmopolitismo così aperto, bisogna riflettere Livorno, dove Possenti visse l'infanzia, mettervi poi sopra Pisa e Lucca, città-porto. Nella famiglia di Possenti c'erano professoroni universitari, il nonno insegnava greco e fu rettore, il padre visse a Livorno e qui Antonio annusò più che il mare le travolgenti epopee dei marittimi. In tanti quadri appaiono così sirene e sestanti, polpi dorati e saraghi. Livorno fu città di immigrazioni ebraiche (quando gli ebrei vennero cacciati dalla Spagna), porto franco, porto generoso e spericolato, accoglieva rifugiati papalini, anarchici, pirati berberi convertiti, straccali di cento marinerie olandesi e levantine, omocidi turchi e bari portoghesi.

Se Possenti fosse stato malato di testa come un Richard Dadd (pittore inglese pazzo parricida) avrebbe ingolfato la mente di incubi e modelli sinistri. Invece egli assorbì un apocalisse di colori e fantasmagorie col filtro dell'ironia, lavorò sul tritolo senza esplodere; egli può così permettersi di mescolare, con precisione mirabile di dettagli, mostri e orchi ed inchetti e fate, rivelandoli al pubblico come il gran cuoco francese Vattel preparava incandescenti pasticci al re Sole.

Su Possenti hanno scritto in tanti, famosi. Egli incanterebbe Mario Praz al quale tuttavia sfuggì anche Alberto Martini (ma non gli sfuggì Dadd). Il grande critico del barocco e del simbolismo (e del surrealismo), amava gli artisti cesellati, letterari. Dobbiamo a Praz (più che a Sgarbi) la scoperta di “minori” europei da vertigine, poiché, sensuali, odorano di mondi visitabili solo da iniziati. Possenti è uno di questi: lì per lì lo puoi anche mettere in un calendario; ma se c'entri, col passo lento e sapienzale delle tartarughe, vai da Omero alle stelle, vai nelle saghe nordiche e nei canti celtici; ascolti Battiato, giri in vortice come i dervisci e nel canglore della conchiglia perduta odi il brusio degli elfi; senza dimenticare la scrivania del vecchio marittimo livornese, del cambiamonete lucchese, del massone pisano, scrivanie ripiene di preziosi e bussole d'ottone che testimoniano vite trascorse in segreti contatti ora ad Alessandria d'Egitto ora ad Amsterdam. Rigatterie fini, rigatterie dell'anima.

Chiedo a Possenti come vada oggi il mercato dell'arte. Lui mi fa notare la scomparsa di tante gallerie; ma perché oggi sculture e quadri si comprano segretamente nelle aste e in televisione. In galleria rimane sempre un passaggio e i tassatori sono occhiuti e spietati, mentre nelle aste i miliardi possono scambiarsi nel quasi anonimato.

Poi c'è la crisi, evidente, che intacca il basso acquisto, quello da trentamila in giù. Così comprano i collezionisti che speculano, non compra la gente comune. Che preferisce gli schermi e, alloccata, guarda a giornate e nottate l'iPad.

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