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Versilia

Meglio la Romania che la fame a Querceta

Meglio la Romania che la fame a Querceta

I Rom della stazione scrivono alle istituzioni locali: oltre 40 torneranno nel Paese d’origine dopo anni passati nel degrado senza acqua e bagni

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QUERCETA. Meglio la Romania che la fame e la povertà in Italia. Questo, in estrema sintesi, il messaggio affidato a una lettera aperta sottoscritta da 41 cittadini Rom che da tempo vivono nelle baracche sotto il ponte della stazione ferroviaria di Querceta. Una risposta alle polemiche che negli ultimi giorni hanno riguardato la presenza dell’accampamento con tanto di raccolte firme anti Rom a Querceta e a Forte ma anche di denunce da parte di una delle associazioni che rappresentano in Rom in Italia contro il progetto di rimpatrio finanziato dalla Regione e portato avanti da Comune e associazione Betterri Bianchi per alcune delle famiglie del campo.

La lettera, tradotta e resa pubblica proprio dai Bettetti Bianchi, è forse la prima che porta all’attenzione dei residenti di Querceta l’opinione di chi, in questi anni, ha tentato di sopravvivere in condizioni disumane: senza acqua nè bagni. E lo ha fatto nel tenttativo di trovare un’alternativa alla povertà del proprio paese di origine.

«Siamo qui perché a casa nostra non c'è da mangiare - scrivono i 41 Rom del campo della stazione - alcuni di noi sono qui da dodici anni. Abbiamo sempre vissuto male, in terra e nel sudicio, senza acqua e senza gabinetto. Da quando i volontari dell'Associazione Berretti Bianchi si occupano di noi, le cose vanno meglio, ma non ancora come vorremmo.Noi tutti che siamo sotto ponte con roulotte o senza abbiamo aderito al progetto dei Berretti Bianchi perché vogliamo cambiare la nostra vita. Molti di noi intendono farlo ritornando a casa in Romania dove con l'aiuto dei pochi soldi che ci verranno dati e con l'aiuto dei Berretti Bianchi affronteremo le prime nostre esigenze e cercheremo di sistemare le nostre case».

I firmatari della lettera, insomma, hanno aderito con fiducia al progetto di rimpatrio assistito che ha ottenuto in questi giorni le risorse regionali necessarie alla sua attuazione. Un progetto che affianca al ritorno nel Paese d’origine anche una opportunità di lavoro.

«Dieci di noi lavoreranno da subito come soci lavoratori in una impresa agricola di solidarietà - continuano i rappresentanti della comunità Rom - mentre tutti gli altri potranno immediatamente lavorare alla sistemazione delle case. È solo un inizio ma per noi è importante».

Poi un appello alle istituzioni per chi, tra i cittadini romeni accampati a Querceta, ha deciso di non tornare in Romania.

«Chiediamo alle istituzioni che quelli di noi che rimarranno - termina la lettera paerta - siano sistemati in roulotte avendo acqua e gabinetto, come da sempre abbiamo chiesto aiutati in questo dai Berretti Bianchi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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