Sicurezza
In spiaggia a vendere con la figlia L’appello: cercano una stanza
La bambina ha otto anni, la mamma ha fatto l’operaia a Bergamo. A fine agosto tornano in Senegal Il racconto: c’è chi grida quando vede gli ambulanti e chi non paga i vestiti dopo esserseli fatti lasciare
VIAREGGIO. Impossibile non notarle, pur tra tanti venditori ambulanti lungo la spiaggia viareggina. Lei, la madre, sembra una ragazzina. L’altra, la bambina, ha l’aria di chi, a soli 8 anni, sa come va il mondo. Senegalesi, “sbarcate” a Pontedera, fanno la stagione su e giù tra ombrelloni e sdraio. Insieme. L’occhio della madre sulla piccola; quello della bambina sulla madre un po’ spaesata tra tante facce e tante voci.
«Qui tutti parlano svelto...è difficile capire...», racconta la giovane donna. A stupire è l’accento: inequivocabilmente bergamasco. «Abitavamo lì e io lavoravo in fabbrica. Poi anche in due ristoranti della città alta». La voce sottolinea “alta”, proprio come si usa da bergamaschi doc.
A casa, in Senegal, ci sono altri due piccolini. Gemelli, due anni e mezzo, affidati alle cure della nonna materna e a quelle del padre, ad un passo dalla laurea che dovrebbe portare una possibilità in più di trovare lavoro senza dover contare sull’Europa sempre meno accogliente.
Madre e figlia, alla fine di agosto, non torneranno a Bergamo. «Lavoro non ce n’è», racconta la donna. La stagione in Versilia, con i crampi nelle gambe ed il sole che picchia in testa, serve per mettere insieme i soldi necessari ad un volo per il Senegal. «Torniamo a casa», dice lei determinata.
Nel frattempo, però, la vita è qui. Su questa sabbia così diversa da quella dell’Africa, tra questi occhi che ti guardano spaventati.
«L’altra mattina - racconta la giovane ambulante - una di noi piangeva, in disparte. Mi sono avvicinata. ho chiesto cosa fosse accaduto...Mi ha risposto “guarda là, quella donna: appena mi sono avvicinata ha iniziato ad urlare...e io mi sono così vergognata..”».
Ci sono italiani ed italiane che, di fronte al venditore ambulante e alla sua pelle che nessuna abbronzatura ci regalerà mai, gridano come fossero aggrediti. Altri «che dicono “vattene”, o insultano...parole pesanti...». Tra le sdraio e le ghiacciaie che la crisi ha fatto tornare di moda, la mano della piccola stringe forte quella della madre: «È lei che mi rassicura con i suoi “lascia perdere, mamma”, “andiamo via”, “non starli a sentire”».
Otto anni, «educata come una principessa», racconta una professionista in vacanza tra i bagni della Passeggiatache ha segnalato madre e figlia al “Tirreno”: «Cercano una stanza in zona, per non dover più sopportare anche il caldo e la fatica del viaggio in treno. Possono pagare fino a 150 euro al mese e restano per tutto agosto. C’è qualcuno disposto a dare una mano a questa piccola-grande storia?».
Storia di immigrazione, fatica, lavoro duro. Storia di abiti lasciati alle bagnanti che dicono “ti dò cinque euro, il resto te lo porto nel pomeriggio” e poi spariscono, non le trovi più. Al torneo serale di carte, si racconteranno di come hanno “fregato” la nera. «Io le mie amiche abbiamo deciso che non lasciamo più i vestiti a nessuno. È il nostro pane...».
È il pane, ed il futuro, della piccola principessa africana con l’accento bergamasco. Che legge, sotto l’ombrellone di chi offre un po’ di ombra e riposo, il suo libro di fiabe africane, scritto in italiano, pensato in wolof così che papà e fratellini siano un po’ più vicini. Di là da quelle onde, su questa sabbia dove si suda di un caldo umido che non è quello di casa, per mano alla sua coraggiosa mamma.
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