Sicurezza
Subito dopo il primo intervento stava male
Nelle cartelle cliniche il calvario dell’anziano viareggino morto in ospedale il 26 marzo scorso
VIAREGGIO. Sta male, Marcello Manfredi, la notte del primo intervento chirurgico subito per la rimozione di un tumore all’intestino. Il paziente - annotano gli infermieri - «è depresso e agitato». All’alba del giorno dopo viene segnalato che la diuresi è «contratta» e tale resta anche intorno alle 13, quando sono ormai passate quasi 24 ore dall’intervento chirurgico. Nel pomeriggio, quando sono passate da poco le 17, la situazione non è migliorata nonostante la decisione di aumentare i liquidi somministrati al paziente.
L’anziano sta male, si agita, non riesce ad urinare. Nel cuore della notte tra il 13 ed il 14 marzo insiste per togliersi il cannello dell’ossigeno fino al punto che desatura. Ed uno dei medici in servizio decide di sedarlo. Meno di un’ora dopo la situazione è tale che è necessario chiamare anche il rianimatore. La pressione arteriosa, nel frattempo ha subito un brusco calo, si sospetta l’embolia polmonare e viene eseguita un’ecografia cardiaca.
Nessuno controlla la ferita all’addome, nè dispone un esame interno per capire se la situazione in corso derivi da qualcosa andato storto in sala operatoria.
Alle 3,30 - così la ricostruzione della Asl - Manfredi presenta gravi difficoltà respiratorie, al punto che il medico di guardia della chirurgia generale e l'anestesista di guardia in rianimazione decidono di trasferire il paziente proprio in questo reparto.
All’alba del 14 marzo la tac eseguita quando Manfredi è già ricoverato in rianimazione esclude l’embolia polmonare.
Solo durante la visita del mattino dal drenaggio addominale esce materiale che fa attivare immediatamente la richiesta di una visita chirurgica. Visita che viene eseguita intorno alle 12,30 e consiglia Tac addominale. Poco dopo le 15 Marcello Manfredi è di nuovo sotto i ferri. Al termine dell’intervento sulla documentazione redatta dai medici di parla di “peritonite acuta diffusa”.
Il 26 marzo l’anziano viareggino muore senza avere più ripreso conoscenza, ma dopo aver lottato con tutta la forza che aveva in corpo per non soccombere. Anche per questo merita che sia fatta piena luce sul suo calvario. (d.f.)
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