La manifestazione
La suturatrice ritirata era quella utilizzata
Lo conferma il ministero della sanità in risposta all’interrogazione sul caso del decesso di Manfredi, operato al Versilia
VIAREGGIO. «Si precisa che il modello di suturatrice segnalato dall’ospedale Versilia rientra tra quelli ritirati dalla “Johnson&Johnason. Infatti detta struttura sanitaria ha indicato nel proprio report il modello SC60 ed il fabbricante ha disposto il ritiro dei moelli EC60, SC60 e LONG60». Così si legge nelle risposta che il ministero della salute ha dato, in aula e per scritto, a dodici parlamentari del Pd, capitanati dalla senatrice Manuela Granaiola (Pd), che si era presa a cuore la brutta storia di Marcello Manfredi, 77 anni, operato all’intestino e morto per una peritonite che non gli ha lasciato scampo nonostante l’anziano abbia a lungo combattuto prima di chiudere per sempre gli occhi.
A causare l’infezione - così i medici dell’Azienda sanitaria - un punto saltato. Punto dato con una suturatrice della multinazionale che produce presidi sanitari e che aveva in sala operatoria, il12 marzo scorso, un proprio tecnico.
La Asl avverte il ministero - così la prima ricostruzione dopo i 37 avvisi di garanzia inviati dalla Procura di Lucca (pm Antonio Mariotti) - e la Johnson ritira dal mercato, il 16 marzo, i modelli di suturatrice indicati nella risposta del ministero. La direzione dell’Azienda sanitaria, nei giorni successivi agli avvisi di garanzia, sembra non avere dubbi: la suturatrice utilizzata per l'intervento chirurgico avrebbe avuto un funzionamento difettoso. Tanto che la stessa Asl spiega al “Tirreno” (primo aprile) di non escludere di aprire un contenzioso con la ditta fornitrice.
A metà aprile, però, la Asl fa una brusca marcia indietro: «Non ci sono stati problemi con la suturatrice della Johnson&Johnson” il giorno dell’intervento al signor Marcello Manfredi». Parole del direttore generale della Asl, Giancarlo Sassoli: «Così apprendo dal chirurgo, dottor Marco Arganini». Sassoli lo dichiara il 13 aprile, in occasione della visita dell’onorevole Lucio Barani (Pdl) membro della commissione parlamentare sugli errori e gli sprechi in sanità. All’incontro ci sono anche Antonio Latella (direttore sanitario), Luciano Nocentini (direttore unità operativa di chirurgia mininvasiva), Massimo Cecchi (direttore del blocco operativo) e lo stesso Marco Arganini (direttore di chirurgia generale). Arganini è anche uno dei due primari che hanno ricevuto dalla Procura uno degli avvisi di garanzia.
Nei giorni precedenti, una nota ufficiale della multinazionale aveva precisato che quando la procedura di richiamo è stata avviata (il 16 marzo) l’azienda «non aveva ricevuto alcun reclamo da parte di clienti e nessuna segnalazione di eventi avversi in pazienti collegati ai lotti richiamati». Pertanto, «la società ha avviato il richiamo cautelativo e volontario senza essere a conoscenza dell’evento dell’ospedale Versilia e senza alcun collegamento».
La relazione. Nessuna responsabilità al macchinario. L’Azienda sanitaria diretta da Giancarlo Sassoli su questo punto è netta anche nella relazione inviata in parlamento. Nella quale si legge: «Il giorno 12 marzo alle 8,40 viene eseguito intervento chirurgico di viscero lisi e emicoloctemia destro video laparoscopica: l'anastomosi viene confezionata con tecnica extracorporea, previa sezione dei visceri e sutura del colon traverso e dell'ileo con suturatrice meccanica che esegue in maniera corretta la procedura».
Nelle cartelle cliniche relative al ricovero di Marcello Manfredi di problemi con la suturatrice utilizzata in sala operatoria non si fa mai alcun cenno. La questione compare unicamente nella richiesta di riscontro diagnostico successivo al decesso, datato 26/03/2012 e firmato dal dottor Stefano Buzzigoli, direttore dell'Unità operativa di anestesia e rianimazione del Versilia (anche per lui c’è stato l’avviso di garanzia) Dove si legge: «Effettuata segnalazione al ministero per malfunzionamento suturatrice meccanica nel primo intervento».
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