Quei cippi non raccontano la nostra storia
Ancora polemiche per la mostra La memoria della Pietra: troppi artigiani sono stati dimenticati
PIETRASANTA. I ‘ cippi’, posizionati in piazza Duomo e su cui sono incisi i nomi di molti artigiani e laboratori cittadini che hanno fatto storia di Pietrasanta, continuano a fare discutere.
Nel mirino l’Associazione Il tempo del Sale, organizzatrice dell’evento La Memoria della Pietra, ‘ rea’ di avere inserito sui cippi in questione, un elenco parziale delle realtà artigiane pietrasantine.
« Prendo atto delle critiche che la collega Laura Bertoni ha mosso all’iniziativa artistica dell’Associazione il Tempo del Sale. Associazione che, a suo dire, ha voluto rendere omaggio alle eccellenze artistiche della Piccola Atene. Avrei taciuto se non fossi stata citata (Laboratorio Rebechi) perché ritengo che non valga la pena attribuire troppa importanza a certi eventi che pur nella loro approssimazione non possono in alcun modo intaccare la storia di uomini che hanno lasciato segni tangibili in giro per il mondo,e personalmente non ho apprezzato, artisticamente parlando, l’estetica dell’opera in sé che ritengo dozzinale e pacchiana, ma la risposta sprezzante fornita dall’Associazione stessa che ha sottolineato di non avere intenzione di dar vita a un nuovo volume della famosa enciclopedia Treccani, lascia davvero senza parole.
«Se ci pone come obiettivo quello di omaggiare i pionieri di un settore che ha reso Pietrasanta un marchio artistico d’eccellenza – scrive Susanna Benassi - e si vogliono citare periodi storici precisi in testa agli elenchi degli artigiani, ci si aspetterebbe che un ‘associazione culturale si andasse a documentare sulla storia del settore. Abbiamo un archivio storico artistico di tutto rispetto presso il Museo dei Bozzetti che avrebbe sicuramente illuminato gli autori se si fossero presi la briga di consultarlo.
«Una cosa è mettere in piedi un qualsiasi evento riferito ad un particolare e contemporaneo gruppo di artigiani che attualmente lavorano sul territorio e che hanno tutto il diritto di farsi pubblicità.
«Un’altra è fornire dati che non corrispondono al vero. Se si vuole specificare un periodo storico di riferimento, è necessario fornire i nominativi di tutti quelli che in quel momento erano attivi nel settore. Se ciò non è possibile, vista la mole di laboratori che un cippo non potrebbe contenere, il buon senso suggerirebbe, al fine di evitare cattive figure, di optare per un format diverso. Una simile gaffe può forse essere fatta passare ad un Associazione che per altro non avevo mai sentito nominare, ma certamente non può essere giustificata in capo ad un’Amministrazione Comunale- sottolinea Benassi - che si presume debba conoscere la storia del proprio territorio e che non dovrebbe permettere la pubblicità di un falso storico».
Insomma toni piuttosto polemici per una mostra comunque apprezzata.
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