Sicurezza
La città ignora il Pride La priorità sono i saldi
In Passeggiata solo pochi gruppi di curiosi. E tra i negozianti c’è malumore per la disorganizzazione in occasione delle manifestazioni sul lungomare
VIAREGGIO. «Bisogna che ve ne facciate una ragione: noi ci siamo. Vedeteci come vi pare, di tutti i colori, ma noi ci siamo» dice un ragazzo da uno dei carri del Toscana Pride in piazza della stazione. Ma Viareggio si è davvero accorta di loro? No, sembra essere la risposta. Basta infatti uno sguardo alla Passeggiata e a via Mazzini e l’unica manifestazione degna di nota è la corsa ai saldi.
Nessuno sembra dare peso al fatto che, a poche centinaia di metri da lì, è in atto una rivendicazione di diritti a colpi di musica, slogan e colori. Certo non mancano viareggini affacciati alle finestre o in attesa del passaggio del corteo. Ma la città, quella vera, non c’è.
Le bandiere arcobaleno (da anni simbolo dell'orgoglio gay) che avrebbero dovuto fare da cornice al corteo, appese alle vetrine dei negozi, sono sostituite dalle scritte "saldi". In tutta la passeggiata solo tre esercizi le espongono (Il bar Airone, Crepes e Caffè, Bar Fauzia), nonostante la Confesercenti avesse suggerito al Comitato della Passeggiata di farlo per mostrarsi ospitali nei confronti di tutti.
«Noi svolgiamo un’attività turistico-commerciale - dice Mauro Ciampa, vicepresidente del Comitato della Passeggiata e gestore di Crepes e Caffè - e in quanto tale non abbiamo pregiudizi verso nessuno». Per Ciampa c’è ben altro di disdicevole, come chi viola la legge, e a suo avviso l’ospitalità è l’anima di una zona turistica: «Magari le persone che sono qua oggi si affezionassero a Viareggio e trascorressero qui le vacanze…»
Gli stessi argomenti che usa Luigi Cecchi del Bar Fauzia: «Bisogna portare la gente a Viareggio, invece la si manda via… Qualsiasi manifestazione venga organizzata, c'è sempre qualcuno che è contrario». Insomma, le ragioni sono le solite: il turismo è ciò che dà sostanza a questa città, per cui ben vengano le attività, di vario tipo e genere, che portano movimento. A patto che siano organizzate in modo adeguato. O anche semplicemente che siano fatte, perché questo sembra essere il punto: la carenza e la cattiva pianificazione (sia dal punto di vista logistico, sia da quello della pubblicizzazione) delle manifestazioni, culturali e ludiche, in città. Per la stessa ragione si lamentano anche i commercianti che non espongono la bandiera arcobaleno.
«Non abbiamo niente contro il gay pride - dice un negoziante - ma non ci sembra giusto che sia stato organizzato il primo giorno dei saldi, di sabato, con la possibilità di bloccare strade e traffico».E non si parla solo di questo Toscana Pride, ma di tutte quelle attività, come ad esempio il Carnevale estivo, che potrebbero rendere la città un polo di attrazione turistica e che, per ragioni economiche o per proteste varie, non vengono svolte.
In Passeggiata un po’ di gente che aspetta il passaggio dei carri, tra il curioso e l'impaziente, c’è. Ma poche persone, alcune delle quali senza dubbio entusiaste dell’iniziativa.
Ma anche questo è una dimostrazione del fatto che la manifestazione, apprezzata da alcuni, sembra dalla maggior parte più ignorata che ostacolata. Insomma Viareggio appare copme una città spaccata in due parti, inconsapevoli l'una dell'altra: mentre alla stazione si prepara la sfilata per la rivendicazione di diritti, sul lungomare si prende il sole e si dà la caccia allo sconto migliore.
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