Il Tirreno

Versilia

«Ho 79 anni e firmo per le nozze gay»

di Nicola Pardini
«Ho 79 anni e firmo per le nozze gay»

Le storie di tante coppie e dei loro diritti negati. Per loro il corteo è una manifestazione di libertà contro l’ignoranza

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VIAREGGIO. Graziana, 79 anni, mette il suo nome sulla raccolta di firme per i matrimoni gay. Sorride gioiosa per il messaggio di uguaglianza tra gli uomini trasmesso dalla manifestazione. «Sono contenta da morire» dice al ragazzo dell'Arcigay che la abbraccia dandole un bacio sulla guancia.

È l’immagine più bella che cogliamo in mezzo alle tante immagini positive della manifestazione dell'orgoglio gay. Perché è chi che si coglie il successo, nonostante la partecipazione non proprio all’altezza delle aspettative, dell’iniziativa.

Il mondo lgbtiq (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, intersex e queer) si è riunito ieri a partire in piazza Dante e attraversando la città è arrivato al Principe di Piemonte poco dopo le 20. Un lungo corteo variopinto e festoso con giovani manifestanti in larga parte toscani, soprattutto da Grosseto e Pisa, ma provenienti anche da fuori Regione, dalla Puglia come dall'Emilia. Pochi gli stranieri, per lo più accompagnati da amici italiani. Tutti sono venuti a Viareggio per due cose: divertirsi e far sentire la loro voce, il loro messaggio politico. La musica ha accompagnato l'intera manifestazione, musica da discoteca e a percussioni suonata dai tre carri sui quali ballavano i manifestanti. Il resto lo hanno fatto i ragazzi e le ragazze del corteo con i loro palloncini, i loro colori, il loro abbigliamento.

I più fotografati sono stati senza dubbio tre ragazzi di Pistoia, vestiti da poliziotto e con tanto di frustino sadomaso.

Dunque tanta allegria e spensieratezza senza mai dimenticare come può essere la vita di tutti i giorni per molti dei protagonisti della festa costretti a rinunciare a molte cose: su tutte i diritti. Al matrimonio o ad avere un figlio.

Questioni che purtroppo raramente trovano terreno fertile nei palazzi della politica (la società civile è molto più aperta).E per questo c’è il Gay Pride. Per persone come Federica e Sara, due lesbiche giovanissime che parlano dell’evento viareggino come «un giorno della libertà». C’è e si fa sentire, senza avere detto ai genitori che sarebbe venuto, un giovane diciannovenne omosessuale, che non fa il suo nome ma ci dice di essersi dichiarato da poco in famiglia e che per questo non l'ha informata che avrebbe partecipato al gay pride. Sono tante e commoventi le storie che si intrecciano. Andrea che viene dal Varignano non è con il suo compagno il quale non ha ancora confessato a sua madre (da poco vedova), la sua omosessualità. Proprio Andrea riguardo ai diritti negati ci dice: «non è applicato l'articolo 3 della Costituzione».

Il passaggio del corteo è stato atteso sia lungo Viale Manin sia alla stazione da persone non manifestanti ma vicine e solidali (una coppia è venuta con la propria figlia da Pontedera) o semplicemente curiose. «Portano allegria, i peggiori sono gli ignoranti» dice Franco che abita vicino alla stazione. La solidarietà e alla vicinanza a una «manifestazione della libertà contro una cultura dell'ignoranza e dell'intolleranza» insomma non sono mancate. E allora è bello vedere passare il corteo per Piazza Nieri e Paolini, uccisi seppure in ben altre circostanze, da quella cultura.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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