Il Tirreno

Versilia

«Le Fs fecero abbassare il muro»

di Donatella Francesconi
«Le Fs fecero abbassare il muro»

Parla la cognata di Mario Pucci, una delle vittime, che aveva provato a creare una barriera tra binari e via Ponchielli

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VIAREGGIO. «Il muro in via Ponchielli? Mio cognato aveva provato a tirarlo su… Ma Ferrovie glielo hanno fatto abbassare…». Rita Pescaglini è la moglie del fratello di Mario Pucci, morto nella strage di via Ponchielli, costata 32 vittime. «Ho letto sul “Tirreno” quello che scrive la Procura nei capi di imputazione», racconta: «E volevo dare la mia testimonianza».

Così sembra di vederlo, Mario Pucci, che nella vita aveva fatto il muratore. Chino a tirare su quel muro, proprio a fianco della palizzata bassa: «Aveva paura dei ladri», racconta la cognata. Ma l’opera è rimasta a metà: «Ferrovie se non ricordo male – continua la signora Rita – mandarono la Polfer ad ordinare di abbassare la costruzione che Mario aveva realizzato».

Ma non solo dei ladri avevano paura i residenti in via Ponchielli. «La notte della tragedia – ricorda Rolando Pellegrini – accatastati tra i binari ad un passo della strada c’erano tutti gli spezzoni di rotaia che erano stato tolti dalla Stazione vecchia. Nel tratto di strada che fa angolo con via Bottego, il più vicino alla stazione, era il ricettacolo di tutto quello che alle Ferrovie non serviva più». Nelle ore successive alla strage la voce degli abitanti della strada distrutta raccontarono anche di quelle «cisterne con il simbolo del teschio che restano ferme per giorno sui binari davanti alle case». Così inquietanti – racconta ancora Pellegrini – «che il Barsanti, uno che ha lavorato tanto in ferrovia, quando vedeva le cisterne ferme diceva alla moglie di chiudere le finestre».

La Procura guidata da Aldo Cicala che in “campo” ha messo i pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino, nei capi di imputazione che non hanno risparmiato i vertici delle Ferrovie, è stata chiara: chi dove a e poteva farlo per il ruolo e le responsabilità ricoperta non ha «disposto, deciso o proposto la realizzazione di separazioni, barriere, strutture di contenimento e/o di confinamento idonee ad evitare o mitigare lo spargimento, nell’ambiente vicino, di sostanze pericolose, esplodenti o infiammabili, oggetto di trasporto in ferrovia, in conseguenza di uno svio o di analogo incidente».

Protezioni previste espressamente dall’articolo 36 del DPR 753/1980, che recita: “Le ferrovie sono separate dalle proprietà laterali e dalle strade con siepi, muri o altro tipo di recinzione stabile ai fini della sicurezza dell'esercizio” Lo ricorda una nota che il 2 luglio di quest’anno, a chiusura indagini ufficializzata per quanto riguarda la strage di Viareggio, il direttore centrale Media-Fs ha inviato ad un quotidiano nazionale come risposta all’ennesimo articolo sullo scontro Ntv (Monetzemolo)-Fs in merito ad una vicenda che riguarda un pezzo di marciapiede della stazione di Roma Ostiense.

Le ferrovie sono separate con muri dal resto del mondo, viene da dire, tranne che in via Ponchielli, tre anni fa. In quella strada dove è il muro è arrivato solo dopo che 32 vite se ne sono andate per sempre. Dopo otto anni che i residenti avevano chiesto una barriera che meglio li separasse dai binari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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