Il dolore
I clienti non pagano, nautica nel caos
Aumentano le cause per i leasing: in Tribunale la Banque populaire Cote d’Azur chiede il rimborso ad Azimut-Benetti
VIAREGGIO. La crisi spaventa sempre più le aziende della nautica. L’economia in sofferenza fa infatti crescere il numero delle persone che non riescono a pagare le rate delle barche acquistate. Ma se questo non bastasse, a rendere la situazione ancora più esplosiva, sono le garanzie richieste dalle banche per la concessione dei leasing necessari all’acquisto delle imbarcazioni: sempre più spesso gli istituti chiedono che le aziende sottoscrivano clausole che prevedono, in caso di mancato pagamento delle rate da parte degli acquirenti, che siano le aziende stesse a ricomprare le barche. La combinazione di questi elementi porta al moltiplicarsi di lunghissime e costosissime cause che vedono in ballo cifre a diversi zeri.
Un esempio a questo proposito, viene da una causa dibattuta in questi giorni in tribunale a Viareggio di fronte al giudice della sezione civile Luca Lamberti. A confrontarsi sono la francese Banque Populaire Cote d’Azur (rappresentata dall’avvocato genovese Massimo Ambrosino) e il colosso della nautica italiana Azimut-Benetti (che ha scelto come legale il viareggino Ivan Marchetto).
La questione è intricata ma significativa. Tutto comincia nel 2006 quando un imprenditore portoghese acquista un 55 piedi della Azimut del valore di oltre 1.300.000 euro. Per comprare l’imbarcazione l’uomo si rivolge alla banca della Costa Azzurra per ottenere un leasing. L’istituto chiede all’azienda nautica di sottoscrivere un “patto di riacquisto” per avere garanzie sul rientro economico. La vendita della barca va a buon fine. Ma poi, dopo aver pagato qualche rata, l’imprenditore si trova in difficoltà economica e smette di pagare.
Così, dopo una serie di trattative, la banca rientra in possesso della barca e la mette sul mercato. La valutazione ufficiale a quel punto è scesa a 500mila euro. E l’imbarcazione alla fine viene piazzata sul mercato alla cifra di 300mila euro. La banca si ritrova in cassa un introito minore rispetto alla cifra sborsata al momento della concessione del leasing e per questo, in base all’accordo, chiede 600mila euro all’azienda nautica. Qui la vicenda però si complica ulteriormente. La Azimut ritiene infatti che il patto di riacquisto vada considerato una fidejussione e che la banca non abbia rispettato i termini previsti dal codice civile per rivalersi sull’utilizzatore del leasing (cioè l’imprenditore che ha acquistato la barca): in questo caso l’obbligo di riacquisto non avrebbe valore. Per i francesi, invece, la clausola non sottostà alle norme sulle fidejussioni e quindi la Azimut deve pagare. La causa va così avanti da mesi. La prossima udienza è prevista per il 2014.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
