Il Tirreno

Versilia

«Noi non siamo degli irresponsabili»

«Noi non siamo degli irresponsabili»

I 36 dipendenti con il contratto in scadenza scrivono a Ramacciotti, presidente dell’Ersu

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PIETRASANTA. L’etichetta di “ irresponsabili”, a seguito dei due recenti scioperi, proferita dal presidente Ramacciotti, non la mandano giù.

Da qui una dura missiva, da parte di 36 dipendenti dell’azienda con il contratto in scadenza, indirizzata allo stesso presidente.

«I due scioperi, a carattere nazionale e provinciale, non volevano danneggiare l’azienda, ma rendere consapevole la popolazione dei 5 Comuni di cosa sta accadendo.

« Fare quindi della demagogia su quanti bidoni di vetro dobbiamo raccogliere – scrivono i lavoratori .- ci sembra più un affronto che una reale preoccupazione viste le condizioni a dir poco critiche nelle quali siamo costretti a lavorare, specialmente nei mesi estivi. La nostra protesta ha una sola motivazione: a gennaio, 36 persone, dai 25 ai 55 anni, molti dei quali con famiglia a carico, si ritroveranno senza lavoro.

«Questo, ovviamente, dopo aver vinto un concorso e dopo 3 anni di promesse e rassicurazioni – ribadiscono i dipendenti – talmente convincenti che alcuni di noi hanno rifiutato offerte a tempo indeterminato nonostante la crisi. Per questo non troviamo giusto il termine irresponsabili: noi non facciamo le cose così, senza pensare, ma siamo ben consapevoli delle nostre azioni e pronti a tutto per difendere un posto di lavoro che abbiamo tutto il diritto di avere: per questo motivo manterremo la nostra linea fino in fondo, sperando un appoggio da parte dell’azienda, dei cittadini e dei Comuni, anziché un contraddittorio. Mettendo da parte la falsa modestia se ci ritrovassimo senza più il nostro impiego, anche l’azienda a avrebbe problemi, visto che perderebbe un valido personale fatto di onesti lavoratori» .

Il contratto

triennale per i 36 dipendenti dell’Ersu arrivò alla vigilia della campagna elettorale del 2010, quando l’amministrazione di

centrodestra bandì per l’Ersu, un fantasmagorico consorzio da 100 posti. Un concorso con pochi precedenti, giusto forse a Napoli o a Palermo si organizzano bandi del genere. Ora per chi è scadenza di contratto siamo al dramma. Soprattutto perchè – fuori dal recinto pubblico, di lavoro ce n’è ben poco ormai.

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