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Versilia

Odoardo Borrani il più malinconico dei Macchiaioli

Odoardo Borrani il più malinconico dei Macchiaioli

Ben quattordici tra quadri inediti e tele mai esposte prima alla mostra che si apre oggi pomeriggio al Centro Matteucci

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VIAREGGIO. Puntuale con l’arrivo della bella stagione il Centro Matteucci per l’arte moderna propone la mostra evento dell’estate: “Borrani, al di là della macchia” che sarà inaugurata oggi pomeriggio con un vernissage alle 17,30 alla Gamc, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “L. Viani” a Palazzo delle Muse, per poi aprire ufficialmente le porte al pubblico domani mattina.

Dopo le mostre dedicate alle raccolte Ojetti (2010) e Borgiotti (2012), che hanno offerto la possibilità al grande pubblico di conoscere la produzione figurativa a cavallo tra Otto e Novecento con particolare attenzione ai pittori della macchia, il Centro Matteucci propone, su progetto del suo patron Giuliano Matteucci, una “monografica” dedicata ad un artista meno noto del gruppo dei Macchiaioli, ma che in qualche modo ne rappresenta anche il superamento. Non a caso la mostra s’intitola “Borrani, al di là della macchia. Opere cleebri e riscoperte”. Come dire, oltre la macchia. Effettivamente, a ben vedere le sue tele, Borrani, alla macchia si avvina ma in qualche modo per contenerla, per racchiuderla, per darle una forma.

Pisano di nascita (classe 1832), fiorentino di adozione, figlio d’arte, personaggio molto schivo, quasi un solitario, a parte alcuni forti legami di amicizia con colleghi del pennello (Raffaello Sernesi e Silvestro Lega), Odoardo Borrani unisce in sé le caratteristiche della macchia, l’impeto del dipingere dal vivo, “en plein air “ e la capacità controllare il disegno e confinarlo in un contesto definito, recuperando la tradizione quattrocentesca e il bagaglio figurativo accumulato negli anni di frequentazione dell’Accademia delle Belle Arti. Ragione e sentimento, impeto e rigore. Ispirazione e riflessione.

I suoi paesaggi, i suoi campi di grano, i suoi scorci marinari, i suoi buoi con i carri (esemplare “Carro rosso a Castiglioncello” in più versioni), vuoi anche per la vicinanza territoriale con Livorno, riportano la mente a Fattori, ma l’occhio non può fare a meno di notare la pennellata diversa, più rigorosa, più meditata, decisamente più definita.

Trentadue in totale le opere in mostra, delle quali ben quattordici mai esposte prima, se non addirittura inedite. Ed è questo che rende peculiare il percorso espositivo allestito al Centro Matteucci: le opere, recuperate grazie al puntiglioso lavoro di ricerca svolto dall’Istituto Matteucci stesso (i curatori della mostra e del catalogo sono Silvio Balloni e Anna Villari), hanno permesso di colmare i tanti spazi vuoti che figuravano ancora nella biografia e nel percorso creativo di Borrani e di ricostruirlo in maniera puntuale, per poterlo offrire in maniera completa agli studiosi e al grande pubblico. Da cui il sottotitolo della mostra “Opere celebri e riscoperte”. Le ricerche d’archivio hanno dato la possibilità di recuperare quadri di cui se ne conosceva l’esistenza soltanto da fotografie o da documenti o addirittura, come nel caso della tela “Pescatore sull’Arno alla Casaccia” per autocitazione dello stesso Borrani nel quadro intitolato “Una visita al mio studio”. O di quello che, a detta anche dei suoi colleghi di un tempo, sempre molto critici è uno dei capolavori dell’artista - “L’Arno a Varlungo”- ritrovato dopo esser passato dalle mani di collezionisti e antiquari e oggi esposto per la prima volta al Centro Matteucci, inn due versioni.

E ancora, tra le novità che oggi si possono aggiungere con certezze al suo profilo biografico e pittorico, la collaborazione di Borrani con la manifattura di ceramiche Richard Ginori di Doccia, attestata dal ritrovamento di tre maioliche (due vasi, oggi in Romania, e un piatto al Museo Ginori) che ripropongono modelli figurativi del pittore.

Non un’antologica dunque nè semplicemente una retrospettiva, ma un ritratto a tutto tondo dell’artista, finalmente delineato in maniera precisa, per poter apprezzare un pittore in gran parte nuovo per il pubblico dei non addetti ai lavori, ma comunque collocabile sulle vette della pittura macchiaiola. Un affresco dell’attività di Borrani finalmente completo grazie alla scoperta di “tessere” finora mancanti: un percorso che oggi si snoda nelle stanze del Centro Matteucci. Di grande impatto la prima sala - quella della biblioteca - per un allestimento originale giocato su un sipario ovale in velluto, sul quale sono appesi pseudo dipinti, presentati dal dietro: le cornici, con i chiodi e il legno poco rifinito, offrono il loro “lato B” e accolgono foto e riproduzioni che ricostruiscono la Firenze del tempo, amata e dipinta da Borrani, ma anche abbandonata quando, con l’investitura a capitale d’Italia nel 1865, cambia look per assurgere a grande città.

Allora, per il malinconico, il solitario, per alcuni addirittura il misantropo Borrani meglio il “buen ritiro” di San Marcello Pistoiese, di Castiglioncello, fino agli anni della Piagentina dove godere dei silenzi, dello spettacolo della natura e riprodurlo sulla tela con quella vena lirica e romantica, che caratterizza la pittura meditativa del pittore “oltre la macchia”.

Cristina Bulgheri

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