Lutto
In diecimila al corteo per ricordare la strage «Vi abbraccio uno a uno»
Tre anni dopo Viareggio si stringe intorno alle sue vittime Rabbia e polemiche in piazza Mazzini, commozione in via Ponchielli
VIAREGGIO. All'inizio sono in pochi. Davanti alla stazione ferroviaria - dove alle 21 è in programma il concentramento - si contano con un po' di ottimismo un migliaio di persone. Oltre ai familiari delle vittime, ci sono soprattutto rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell'ordine, della politica, del sindacato. Poi, come un fiume che raccoglie lungo il suo corso decine di affluenti, il corteo si ingrossa metro dopo metro. E passa fra bandiere tricolori che ventiquattro ore prima hanno accompagnato il trionfo dell’Italia del calcio e che adesso sono tutte listate a lutto.
Già alla prima tappa in piazza Mazzini - dove sul palco montato sul lato della Passeggiata sono in programma gli interventi più significativi - il loro numero aumenta. Cinquemila persone. Forse di più. Ma, soprattutto, si cominciano a vedere i volti che rappresentano davvero la città. Ci sono mamme con i passeggini, famiglie venute con le bici a mano, molti volontari con la casacca delle associazioni di appartenenza. Ci sono gli operai con i pantaloni blu e i bagnini con la canotta rossa. Ci sono i commercianti che hanno abbassato le saracinesche dei loro negozi in segno di rispetto e gli albergatori che hanno appena finito di dare cena ai loro clienti. E poi qualche turista, forse capitato per caso, forse per curiosità o forse per scelta, ma che si unisce convinto alla manifestazione. E alla fine, ad attendere in largo Risorgimento le 23,48 del 29 giugno di tre anni dopo, ci sono circa diecimila persone.
Non è certo una fredda questione di cifre. Perché il piazzale della Pam gremito di gente è soprattutto il termometro di quanto la città ancora si stringe intorno a chi quella notte maledetta di trentasei mesi fa ha perduto una persona cara o la propria casa. E di quanto Viareggio senta propria una tragedia che le ha irrimediabilmente cambiato i connotati.
La risposta che arriva da questo terzo 29 giugno è incoraggiante. Malgrado la patina di ruggine che inevitabilmente il tempo ha steso sulla ferita mai rimarginata, Viareggio non dimentica. E non vuole dimenticare. Per questo Daniela Rombi, la mamma coraggio che a nome degli altri parenti delle vittime della strage combatte in prima fila contro il rischio dell'oblio e della rassegnazione, abbraccia idealmente «uno ad uno» tutti i presenti.
In piazza Mazzini va in scena la rabbia, la sete di giustizia, la voglia di verità. La rabbia di Antonio Morelli, che nel terremoto che ha distrutto la scuola elementare di San Giuliano di Puglia, ha perso un figlio e che si scaglia contro «l'ingordigia dell'uomo». La sete di giustizia del sindaco Luca Lunardini, che vuole che si accertino i responsabili di un «evento statisticamente impossibile, ma che invece è accaduto». La voglia di verità di Gloria Puccetti, madre di Matteo Valenti, morto sul lavoro, che grida come proprio «la verità è un diritto sacrosanto».
C'è spazio anche per la polemica. E per una volta il bersaglio non è solo l’amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti. A sollevarla è proprio Daniela Rombi che si scaglia contro l'amministrazione comunale «che ha accettato i soldi delle assicurazioni» indebolendo la posizione delle parti civili quando ci sarà il processo (e dalla piazza si leva un coro «vergogna, vergogna»).
Gli animi si placano nel tragitto che da piazza Mazzini porta a largo Risorgimento, a due passi da via Ponchielli e dai luoghi dove l’esplosione della cisterna di Gpl ha seminato morte e distruzione. Qui prevalgono il ricordo, la riflessione, la meditazione. Dal palco a ridosso della ferrovia alcuni bambini leggono poesie scritte da loro coetanei. E su un grosso cartellone illuminato dalle cellule delle fotoelettriche dei vigili del fuoco sono riprodotti i disegni di alcuni piccoli studenti. Scolari come lo sarebbero stati oggi Iman Ayad e Lorenzo Piagentini, le due vittime più giovani del disastro i cui nomi non a caso aprono e chiudono l’elenco delle trentadue vittime che, fra gli applausi, viene scandito al microfono da Stefano Pasquinucci quando gli orologi segnano le 23,48. Un elenco interrotto per qualche secondo da due treni - uno merci e uno passeggeri - che si incrociano sui binari proprio di fronte a via Ponchielli. E che fanno risuonare nel silenzio il fischio delle loro sirene in segno di omaggio alle vittime.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
