Il lutto
Il giallo del depuratore che ripuliva il Fiumetto
Cloro a volontà per abbattere i batteri, ma la nuova giunta lo ha bloccato Difficile capire se la disinfezione delle acque era a norma di legge
PIETRASANTA. Sono due anni che l’impianto di disinfezione del fosso di Fiumetto non è utilizzato.
Analogo destino per un altro impianto, quello installato lungo il fosso di Motrone. Una scelta, quella dell’amministrazione Lombardi, che in particolare durante il week-end al veleno del 17 giugno – quando causa proliferare oltre la norma di un batterio fecale scattò il divieto di balneazione proprio a Fiumetto – ha fatto discutere. Il fatto curioso è che mentre l’attuale amministrazione ha messo al bando gli impianti in questione, durante il mandato precedente, quello che si riferisce all’ex sindaco Massimo Mallegni, gli stessi impianti erano regolarmente in funzione. E qui si innesca il dubbio: perché oggi no e ieri si? C’è una problematica legata al rilascio di autorizzazioni oppure una scelta dettata da altre motivazioni? Facciamo un passo indietro: nel fosso Fiumetto, fino al 2010, ricorrendo all’utilizzo delle pompe, veniva ciclicamente scaricato acido peracetico, che, nella sostanza, è un disinfestante finalizzato a neutralizzare, l’escherichia coli, che è poi quello stesso batterio che ha mandato in tilt, due settimane fa, la balneazione lungo la striscia di Fiumetto. Un ricorso, metodico – con gare di appalto relative all’acquisto di acido superiori anche a 100 mila euro in taluni anni – che serviva però a curare ‘ il sintomo’ sul momento, più che la malattia vera e propria. Come a dire che si procedeva alla disinfezione del fosso, o dei fossi, che sfociano poi in mare, ma al tempo stesso non si cercava di andare alla radice del problema, per intendersi chi scaricava – e forse scarica anche oggi – abusivamente lungo i corsi d’acqua causando problemi di vario genere. Premesso questo, perché Lombardi&co hanno detto no all’impianto? “ La situazione è complessa, sia per quanto riguarda la gestione che in materia di autorizzazioni – spiega l’assessore Italo Viti -: diciamo che questa Giunta ha qualche dubbio sull’efficacia del ricorso all’acido peracetico e che preferisce risolvere i problemi a monte, andando ad individuare eventuali fonti di inquinamento dei fossi. Senza dimenticare che per ben due volte, a Motrone, sono state rubate le pompe e anche questo ha contribuito a non investire più in un qualcosa in cui non crediamo molto. Detto questo ad oggi non conosciamo l’ente che dovrebbe autorizzarci a ricorrere all’acido peracetico e se ancora deve trattarsi di un utilizzo legato a situazioni di straordinaria emergenza o ancora a un decorso ordinario. Fra l’altro, e qui si ritorna sulla questione dell’effettiva efficacia dell’acido, utilizzandolo si va a neutralizzare l’escherichia coli che, quando è oltre la norma, risulta indicatore di una serie di problemi degni di attento monitoraggio. Per questo motivo – continua Viti – abbiamo deciso di seguire un diverso protocollo, attivando una serie di controlli con enti e Comuni vicini – in particolare Forte dei Marmi -, verificando fognature e allacci di vario genere e prendendo in considerazione ogni tipo di scarico. A nostro avviso in questo modo riusciamo tutelare nel modo migliore i nostri fossi e di conseguenza il mare».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
