Sicurezza
«Salvate la magia di Forte dal cemento»
Lo scrittore Fabio Genovesi replica a chi lo accusa di “pessimismo distruttivo”: la nostalgia è solo un alibi
FORTE. «La nostalgia? Non penso davvero che possa bastare a salvare Forte. Credo però che sia necessario preservare ciò che è rimasto dell’atmosfera unica di questo luogo, quell’insieme magico di elementi che ancora fa emozionare chi ripensa alle vacanze trascorse qui». Lo scrittore Fabio Genovesi interviene per rispondere alle critiche di Vivaldo Tonini sui voti attribuiti al paese proprio dall’autore di “Morte dei Marmi” .
»Non mi piacciono le polemiche - esordisce Genovesi - soprattutto se chi le porta avanti dimostra di non aver letto nemmeno una riga di ciò che nei miei libri ho scritto sulla città. E comunque il mio intervento è stato frainteso: io non volevo dare voti bassi , bensì spiegare che eventi e verde pubblico non sono categorie adatte per giudicare Forte . Almeno non con la costrizione di voti dati con dei semplici numeri».
Genovesi afferma di aver sempre scritto spinto dall’amore per Forte (e non certo per il «pessimismo distruttivo» che gli attribuisce Tonini nel suo intervento).
»Forte - precisa ancora lo scrittore - non ha bisogno di grossi eventi in serie oppure di concertoni che si tengono una volta all’anni. La cultura vive con processi continuativi che coinvolgano tutta la cittadinanza, a partire dai giovani. Penso a ciò che è stato fatto con la mostra sulle fotografie fatte dai ragazzi a Forte in inverno: le forze creative sono già presenti qui, non occorre andare a cercarle altrove».
E il verde pubblico? «Le aiuole e i giardini sono tenuti benissimo, non c’è niente da dire al riguardo - spiega Genovesi replicando a chi lo accusa di abvere nostalgia »per il passato« e per la «macchia sconfinata» - per il me il verde “pubblico” da tutelare nel caso di Forte sono i giardini e i parchi delle ville che adesso vengono ricoperti di cemento per costruire case per i ricconi una a ridosso dell’altra».
Qualcuno fa notare a Genovesi che i fortemarmini avrebbero già svenduto la città prima dell’arrivo dei russi e che questi ultimi (protagonisti di alcune pagine esilaranti del suo libro) siano solo un “capro espiatorio”.
«Nel libro lo dico chiaramente - spiega - prima il paese veniva “ceduto” per l’estate ai “signori” e poi ripreso dai residenti. Poi si è iniziato a vendere, magari in buona fede pensando al bene dei propri figli. Che fosse a ricchi italiani o russi è uguale. I russi fanno solo più colpo. Il problema sono i prezzi diventati così proibitivi da rendere la tentazione di vendere irresistibile. Purtroppo dopo che si è venduto non è più possibile riprendersi indietro il paese».
Per Genovesi serve quindi controllo per evitare colate di cemento e attenzione a rendere Forte «abitabile» per i giovani.
L’amore di Genovesi per il suo paese si riflette in tutte le pagine dei suoi libri dedicati alla Versilia. Ed è un piacere ogni volta sentirlo parlare di quello che considera il luogo magico per antonomasia di Forte, il pontile. «Forse si è salvato solo perché qui non si può costruire nulla - ironizza lo scrittore - ma certo è l’unico vero punto d’incontro delle persone di Forte. Qui la gente collabora e si scambia pareri e informazioni. E’da qui che si può insegnare a bambini e ragazzi a conoscere Forte. Se i bambini di Milano devono saper utilizzare la metropolitana i nostri dovrebbero almeno essere in grado di riconoscere una spigola da un granchio». Poi Genovesi conclude con una dichiarazione d’amore per Forte e la Versilia. «Mi piace tantissimo tornare a casa per trovare idee e scrivere. Mi piace incontrare gente in giro per il mondo. Ma qui ho la mia miniera delle idee, a qualcuno i versiliesi possono sembrare scorbutici, ma hanno un modo di vedere la vita che ti illumina».
Gabriele Dini
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