La manifestazione
La madre: «Perché non se l’è presa con me?»
La disperazione di Susanna Cupisti: «Spero di non ritrovarmelo mai più di fronte: sarebbe un affronto»
CAMAIORE. «Perché non ha accoltellato me? Perché se l’è rifatta con il mio Daniele?». Susanna Cupisti, madre di Daniele Sodini, è disperata. Ha visto il figlio accasciarsi sotto i suoi occhi dopo essere stato accoltellato all’addome. E adesso spera che da questa brutta, bruttissima storia possa uscirne sano e salvo.
Paradossalmente, tutto era nato proprio da una sua disattenzione. «Lunedì sera, rincasando, ho urtato con un sacchetto della spesa contro il cancello di casa. Provocando la reazione dei cani che hanno cominciato ad abbaiare. E’ in quel momento che Giuliano ha cominciato ad imprecare». Una questione che sembrava essersi chiusa lì. «Tant’è che il mattino seguente sono stata io stessa a chiamarlo per cercare di chiarire la questione. Ma non è stato possibile».
Susanna Cupisti, o semplicemente “Susy” come la conoscono tutti, parla di rapporti di vicinato certamente non compromessi. Almeno fino a ieri. «I nostri rapporti non erano poi particolarmente conflittuali. Qualche volta abbiamo avuto dei piccoli litigi per motivi di vicinato. Ma in altre occasioni è stato anche gentile, ci ha offerto delle uova fresche o gli ortaggi che coltivava».
Ieri mattina, però, era come fuori di testa. «Prima mi ha offeso pesantemente. Poi, quando ha visto Daniele affacciarsi dalla finestra, è come rimasto sorpreso dalla sua presenza. Forse non si aspettava che fosse presente e così è entrato in casa ed ha preso il coltello. Ed ha cominciato a dirgli che, se aveva coraggio, doveva affrontarlo. Mio figlio all’inizio è rimasto in casa. Poi Giuliano ha offeso suo padre (morto alcuni anni fa, ndr) e lui ha avuto il torto di reagire».
Susanna Cupisti spera adesso di non rivedere mai più quel suo vicino di casa che ha attentato alla vita del figlio. «Mentre soccorrevamo Daniele, lui ha avuto anche il coraggio di dirgli che stavolta gli era andata bene, ma che la prossima volta lo avrebbe ucciso. Adesso, se davvero esiste una giustizia, spero di non rivederlo mai più. Sarebbe un affronto insopportabile. Per me, per mio figlio, per sua moglie e per il mio nipotino di appena tre anni e mezzo».
(cla.ve.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
