Sicurezza
I balneari allo sciopero contro il decreto aste
Il sindacato annuncia: «Stabilimenti serrati in una delle prossime domeniche» Si chiede al ministro Piero Gnudi un incontro urgente sulla Bolkestein
VIAREGGIO. I bagni italiani vanno allo sciopero. E lo faranno di domenica, forse già a luglio. Il dado è tratto. Dopo una settimana per riprendersi dallo choc del decreto (i cui contorni restano segretati) , il Sib – sindacato dei balneari che fa capo a Confcommercio – ha deciso di far partire la protesta. Lo ha deciso ieri dopo che anche le Regioni hanno convenuto di contestare i metodi del governo Monti contro la categoria dei 30mila balneari italiani.
«Proclamiamo lo stato di agitazione della categoria che comporterà anche la chiusura degli stabilimenti balneari in una delle prossime domeniche estive se il ministro del Turismo Piero Gnudi disattenderà la richiesta di incontro preliminare attinente la nuova regolamentazione del regime concessorio».
Queste le dichiarazioni di Riccardo Borgo, genovese, presidente del Sib al termine dell’assemblea annuale a Roma.
Il sindacato ha, poi, approvato e condiviso il documento di Regioni, ANCI (comuni d’Italia) e UPI (unione province) che chiedono al Governo chiarimenti in merito alla direttiva servizi.
«Nei prossimi giorni renderemo note le modalità della giornata di protesta – conclude Borgo – abbiamo, poi, inviato al ministro un nuovo telegramma in cui sollecitiamo un confronto urgente ed in ogni caso prima di ogni qualsiasi decisione in materia di concessioni demaniali».
Non c’è solo la Bolkestein in vista, ma c’è anche l’atteggiamento del governo Monti. Che dopo un vertice il 23 febbraio scorso, non ha più incontrato i balneari, ma è andato avanti con il suo decreto legislativo.
Così i balneari si trovano a combattere su vari fronti. A partire da una stagione, pensiamo alla nostra Versilia, che si è già mangiati i possibili incassi di giugno, visto il tempo che ha fatto.
E ora si deve affrontare il decreto con armi come lo sciopero degli stabilimenti che porterà nocumento alle casse.
E’ d’altra parte se la protesta deve avere successo, soprattutto mediatico, non si può che organizzarla in una prossima domenica piena di turisti.
A Roma ieri mattina Regioni, Comuni, Province hanno stilato un comunicato in difesa degli stabilimenti balneari italiani.
Ecco il testo che pubblichiamo nella sua intierezza: «Si sono riuniti a Roma, presso la delegazione della regione Abruzzo, le commissioni regionali del Turismo e del Demanio insieme ai delegati Anci ed Upi in materìa.
«Le Regioni, le Province ed i Comuni, sulla delicatissima vicenda della direttiva servizi e sui pesantissimi riflessi che la situazione di incertezza sta generando nei confronti di un settore essenziale per l’economia e sulle prospettive di oltre 30.000 piccole e medie imprese, chiedono che il Governo chiarisca finalmente alcune questioni pregiudiziali e dia risposte ad alcune istanze finora rimaste prive di posizioni chiare e certe.
«In primis si chiede di conoscere quale sia lo stato della situazione nel confronto con la Commissione Europea e nello specifico se c’è stata interlocuzione, o se ha intenzione di avviarla, ai fini di valutare la possibilità della esclusione delle concessioni dalla applicazione della direttiva e, in caso di esito negativo, quali siano i motivi ostativi in tal senso.
«In secondo luogo, proprio per la delicatezza della questione, dando seguito a tutti i passaggi ed accordi istituzionali intervenuti sulla vicenda nel corso del tempo, invitiamo fortemente il governo ad avviare un confronto con le regioni e gli altri livelli istituzionali sui contenuti di eventuali provvedimenti normativi, prima che gli stessi vengano presentati formalmente per le intese richieste.
«Per discutere di queste vicende è stata rinnovata la richiesta di un incontro urgentissimo ai ministri interessati»
il comunicatoè spiegato dal sindaco di Forte Umberto Buratti, anche lui presente a Roma ieri mattina.
«Noi chiediamo una cosa ben precisa – spiega il primo cittadino – di sapere se sulla direttiva Bolkestein da applicare ai bagni il governo sta trattando con la commissione europea. In caso affermativo, capire a che punto è questa trattativa. Nel caso che queste consultazioni non fossero state avviate, Regioni e Comuni chiedono al governo di capire il perchè».
Insomma il comunicato pone una questione che è tutta politica e non incide più di tato sull’esito della questione.
«Noi vogliamo che Roma parli con Bruxelles e ponga la questione della possibilità che gli stabilimenti balneari escano dalla direttiva servizi».
Insomma da parte di chi difende le 30 mila aziende italiane riparte l’idea di uscire dalla direttiva, di ottenere la famosa deroga.
Il governo Monti, invece, con l’elaborazione della bozza di decreto fa capire che per palazzo Chigi il problema della Bolkestein non esiste più. Si va alle aste, e basta.
Una posizione che solleva perplessità in tutte le istituzioni locali, a partire dai Comuni che poi quel demanio e quella legge dovranno gestire. Fra l’altro il decreto legislativo preparato dal ministro del Turismo Piero Gnudi dovrebbe riguardare anche le concessioni portuali, con ovvie conseguenze anche per il regime dei nostri porti.
Certo se le indiscrezioni fossero confermate – 9 anni di durata della concessione e un indennizzo risibile legato al canone – la stangata per i bagni sarebbe epocale.
Soprattutto in giorni così difficile per l’estate 2012. Passando per i nostri stabilimenti balneari si percepisce forte la crisi. Calo di presenze e crollo dei consumi. Ovvero a parità di presenze, i fatturati crollano. Perchè gli ombrelloni vengono ceduti a prezzo di saldo e poi nei bar e nei ristoranti degli stabilimenti si vedono meno persone in giro.
Ma una speranza per i balneari esiste. Il decreto ha un iter lungo. Può succedere che questo governo non riesca a portarlo a casa. E quindi la patata bollente passi al prossimo esecutivo uscito dalle urn e.
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