Apre il dopolavoro di Filippo: prezzi low cost in centro
Dopo il ristorante ed il bed and breakfast, Di Bartola ha aperto un terzo locale: «Un circolo, ma modernizzato»
PIETRASANTA. Avete in mente il classico ritrovo da dopolavoro? Il bicchiere di vino, la partita a carte, il panino con la coppa o ‘strusciato’’ con il pomodoro, un vociare soffuso accompagnato dalle risate di fondo. Una sorta di locale ‘ perditempo’ elegantemente informale che Filippo Di Bartola, già titolare del ristorante da Filippo di via Stagi e del bed&breakfast attiguo, ha inaugurato venerdì scorso, sempre dalle parti di via Stagi con vista, privilegiata, su piazza Duomo. Ora, che i tempi, economicamente parlando, siano complicati, è fatto noto e quindi imbattersi in chi, nel breve volgere di pochi anni ha dato il via a tre attività diverse –ristorante, camere e appunto buon ultimo ‘da Filo dopolavoro’ – è comunque qualcosa degno di nota. “ Resto della mia idea: di ristoranti nuovi, nel centro storico, non ne abbiamo bisogno: ce ne sono discretamente troppi e andare oltre rasenterebbe l’assurdo. Fermo restando però che ognuno fa e investe come crede, il dopolavoro non è e non sarà un ristorante, visto che non sono previsti, nel menù, piatti caldi e ancora non ospiterà i clienti in esubero del mio vicino locale. E’ una realtà a parte, un punto di ritrovo che in estate lavorerà dalle 17 fino alle 2 del mattino e che durante la stagione invernale vedrà la sua apertura al mattino per poi chiudere la saracinesca nel tardo pomeriggio. Vuole diventare un punto di ritrovo, una mescita pensata per i turisti, ma anche per chi esce dal lavoro, per i ragazzi che vogliono fare merenda e per chi intende mangiare qualcosa, nel centro storico, senza spendere grandi cifre. Va bene la definizione di circolo moderno?” chiede Di Bartola che nell’allestire il nuovo locale ha pensato ad una sorta di cantiere con impalcature, parquet, scaffali. “ Tutto è volutamente provvisorio. Anche il banco. Un qualcosa in costruzione: è la metafora del nostro Paese: proviamo a ricostruire, non c’è niente di definitivo e non è tempo di ostentare”. I prezzi, sono nella media: pochi picchi, pochi ribassi, “ anche perché propongo salumi di qualità, aperitivi e formaggi di nicchia”. Dando uno sguardo al menù si riscoprono pietanze sigillate nella memoria delle nostre nonne: dal panino con l’arrosto a quello con la frittata, da quello ancora con il prosciutto e il pecorino alla focaccia con la mortadella. E poi l’uovo scamiciato, ma anche la battuta di carne da cavallo e il pinzimonio per un epilogo di dolci fra dessert versilia e pesche al vino. Un c’era una volta culinario che nei suoi primi giorni ha già destato curiosità. “ I primi riscontri sono incoraggianti, ma la crisi, è inutile dirlo, si sente: molti ristoranti, e non solo durante la settimana – ribadisce Di Bartola - sono mezzi vuoti e questa è la conferma che anche il centro storico è a rischio e che la resa dei conti di settembre potrebbe essere, per certi versi, drammatica. Per quanto mi riguarda, crisi o meno, continuerò ad investire puntando ad esportare in futuro, in altre località, il mio marchio. Non è semplice, ci vuole umiltà e senso pratico, ma se vuoi sopravvivere in questo contesto, non puoi restare fermo”.
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