Il dolore
Anche le donne del Pd accusano
Un documento parla di «Un’idea malata di famiglia e di coppia»
VIAREGGIO. «Non sappiamo cosa significhi per il giudice Pezzuti la parola circostanza “aggravante”, né tantomeno le parole violenza, gratuità di sofferenza reiterata brutalmente e con forza e tale da recare patimenti e morte. No, non ce lo chiediamo, perché' sappiamo, senza vocabolario , che esiste un senso comune e condiviso dell'agire umano al quale si ispira la legge della natura e quella dei tribunali. Quando non coincidono...Nessuna donna, figlia, madre, nessun essere umano può essere massacrato di botte, asfissiato ed ucciso, gettato come escremento al bosco, solo perché sceglie una strada diversa e autonoma». Le motivazioni della sentenza fanno discutere le donne della Versilia. «Rajmonda è morta con la circostanza aggravante della violenza fisica e familiare, ma anche di una idea malata di famiglia e di coppia che ancora ci pare “aggravi" la nostra cultura e la convivenza civile». Firmato Roberta Baldini, Antonella D’Arliano, Antonella Braccini, Loretta Maggi, Sara Donati, Francesca Chiarini, Mara Scolari, Tenna Liberatore, Adalgisa Mazza, Marina Bailo, Elisa Montaresi, Gemma Borin, Elena Tozzi, Carla Vivoli, Maria Cristina Berti, Elisabetta Donati. Donne della segreteria del Partito Democratico, ma anche iscritte e simpatizzanti, “cittadine che credono nei valori della parità e della giustizia, vogliamo protestare contro una sentenza palesemente assurda, gravemente pregiudiziale per la causa della violenza sulle donne”.
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