Il Tirreno

Versilia

Morì dopo 4 operazioni, assolta l’Asl

di Matteo Tuccini
Morì dopo 4 operazioni, assolta l’Asl

Cancellato in Appello il maxi-risarcimento da 2 milioni alla famiglia: «Non ci fu negligenza da parte dei medici»

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VIAREGGIO. «L’operato dei medici dell’Asl fu corretto: non fu colpa loro se il paziente morì per complicazioni dopo quattro interventi chirurgici».

Una sentenza clamorosa, quella della Corte d’Appello di Firenze. Che cancella il maxi-risarcimento da 2 milioni di euro, deciso pochi mesi fa dal tribunale di Viareggio a favore della famiglia di Renzo Poli, deceduto a 50 anni nel settembre del 2001. I giudici d’appello assolvono, quindi, l’azienda sanitaria - assistita dall’avvocato Angela Grasseschi - e riabilitano, di conseguenza, anche il chirurgo Umberto Ferro, responsabile di 3 dei 4 interventi, avvenuti all’allora ospedale Tabarracci.

Ora non resta che attendere l’eventuale pronunciamento della Corte di Cassazione, a cui la famiglia potrà rivolgersi.

La vicenda. Renzo Poli viene operato il 14 agosto 2001 all’ospedale Tabarracci per un tumore allo stomaco. L’intervento viene eseguito dal dottor Umberto Ferro, noto professionista viareggino, oggi alla casa di cura S. Camillo di Forte e alla clinica S. Zita di Lucca dopo il pensionamento (nel 2009) dall’Asl.

Il giorno dopo la prima operazione Poli ha la febbre ed il 17 agosto le sue condizioni si dimostrano peggiorate, tanto che viene di nuovo operato. Il 27 agosto il quadro clinico continua a peggiorare e viene praticato un terzo intervento. Il 7 settembre «su sua richiesta - scrive il giudice Michele Fornaciari nella sentenza di primo grado - Poli viene dimesso ed operato per la quarta volta al San Camillo e quindi di nuovo trasferito al reparto di rianimazione dell’ospedale di Viareggio. Dove muore l’8 settembre».

Il maxi-risarcimento. La moglie e i due figli di Poli chiedono i danni all’Asl. E nel settembre del 2011 il giudice Fornaciari dà loro ragione, ritenendo i medici responsabili del decesso «per la mancata sospensione del cortisone (che Poli assumeva perché soffriva di artride reumatoide, ndr), nell’intempestività della diagnosi delle complicanze, nella mancata realizzazione della duodestonia su catetere di Foley». Aspetti che - scrive il giudice - non vengono menzionati nella cartella clinica, rivelatasi perciò carente.

Sentenza ribaltata. La sentenza di Appello, però, ribalta queste conclusioni. Partendo dalle perizie chieste dallo stesso tribunale viareggino, e che il giudice di primo grado non aveva poi accolto: ebbene, i giudici fiorentini le definiscono «complete e scrupolose nella disamina degli eventi. Il primo giudice - prosegue la sentenza - richiama l’incertezza circa l’avvenuta sospensione della terapia cortisonica, ma questo riguarda il periodo precedente al ricovero ed è, quindi, estraneo alla responsabilità dell’Asl; la cartella clinica non dà atto della somministrazioni di farmaci cortisonici e ciò indica, fino a prova contraria, che essi non furono somministrati successivamente al ricovero». Inoltre, a proposito delle presunte carenze della cartella clinica «i due periti escludono qualunque negligenza dei medici», chiarendo - anche ammesso che la cartella fosse incompleta - che non è possibile trarre da questo una responsabilità diretta nel decesso dell’uomo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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