Sicurezza
Ma i russi non sono pronti per l’arte
Inchiesta fra mostre e compratori A Viareggio due musei ma quasi zero gallerie
di Adolfo Lippi
Che bella guerra quest'estate in riviera tra arte fatta con la pittura ed arte fatta con tutto, stracci e pesci vivi. E che crisi di vendite! Non si vendono quadri minimalisti, nemmeno le croste al mercato. Ma si vendono firme miliardarie. Forte dei Marmi punta sui nomi sacri, da Pomodoro a Boetti, Pietrasanta esulta con Botero. Viareggio allestisce una panoramica del Novecento che meglio non si può. Seravezza, al Mediceo, offre le suggestioni di Viani, Sironi, Rosai, Ligabue grazie a quel talento della ricerca che è Enrico Dei. E il Centro Matteucci, gloria delle memorie macchiaiole, avvisa una mostra stupenda, quella del pisano Borrani che scorrazzò in Toscana con Telemaco Signorini e lanciò il Caffè Michelangelo, a Firenze, sperando d'innamorare i fiorentini all'arte moderna. Ahimé. I fiorentini non comprano più quadri. Ne sanno qualcosa case d'asta come Farsetti e Pananti. E i russi al Forte? Neanche a pensarci. Comprano diamanti e vestiti di Cavalli ma non s'affacciano alle gallerie. La "Tornabuoni" del Forte, casa primaria in Europa, con "scaffali" carichi di glorie consolidate, prezzi da centomila e tanto oltre, dice di godere un'ottima salute; ma grazie ai miliardari anonimi, turisti dei villoni, tedeschi, austriaci, perfino polacchi, che cercano l'investimento. Dove investire? Prendiamo le ultime vendite mondiali. Saliti alle stelle i soliti nomi da Damien Hirst a Sol LeWitt a Gerhard Richter a Andy Warhol, tutti lontani e vicini parenti di quello strepitoso arconte che fu Marcel Duchamp. Fanno, tutti costoro, un'arte di oggetti, di stravaganze, di provocazioni. Come gli italiani quali Pistoletto, Merz, Cattelan e via. Ma che ne viene alle gallerie nostrane? Ciuffi di peli e carbonaie alla Jannis Kounellis, pupazzate industriali di Saburo Murakami, non raggiungono la riviera perché la stessa Pietrasanta, che pur qualche attenzione al contemporaneo ce la mette, non ha risorse intellettuali per far capire più di un critico alla Bonito Oliva. E chi ci metterebbe sopra un milione per mostre-scandalo che strepitano da Londra a Basilea?Così ripiega sulla liturgia consolidata del colombiano Botero, piacevole, divertito, affarista, pittore da tinelli; ed è ancora a portata di mano se vuoi mettere una sua statua in villa a Poveromo. Mi dice il Lorenzo Filomeni, direttore de "La Tornabuoni" del Forte: «Si vende tutto ciò che è bello. I grandi maestri sono lo zoccolo duro. Ma tirano anche le novità. Vedi Carla Tolomeo».
Il giovanotto, Filomeni, è un aitante laureato in giurisprudenza che s'è fatto due amori: l'arte e la Versilia. La chiama "terra fortunatissima" perché da qui ci passa davvero il mondo. Ma i russi che comprano ogni bischerata con l'arte proprio no! Il mondo dell'arte oggi ha la vertigine. Per anni gli anglo-americani (che avevano invidiato e subito la Parigi delle avanguardie) hanno spadroneggiato, imponendo l'espressionismo astratto e la Pop.
Hanno allontanato, scostato bruscamente da pennelli e tele centinaia di fedeli. Con qualche eccezione, basti rammentare Edward Hopper, quello che dipingeva-fotografava le vetrine dei bar desolati. Ma ora c'è stata la reazione. Tornano i nuovi realisti. A cominciare dall'Inghilterra, vista la fortuna di Lucien Freud. E tornano i critici combattivi contro l'americanizzazione, leggi i francesi Marc Fumaroli e Jean Clair, che ormai sparano ad alzo zero contro l'arte da supermercato, l'arte da baraccone. Ed aizzano allo scontro, a sangue. Sulle pareti delle gallerie versiliesi, la Cardi la Subbia e la Bigai a Pietrasanta, nel chiostro di Sant'Agostino, c'è il palcoscenico di quella battaglia.
Chi ne conosce in profondità i meccanismi, anche quelli oscuri, è un altro giovanotto d'eccellenza, Alessandro Romanini. Dirige il Centro Arti Visive (con spazi a Palazzo Panichi e alle Grasce). E' la punta di diamante di un'amministrazione pubblica molto attenta, a tutto un po'. Mi spiega: «E' necessario valorizzare i giovani artisti. Ma ciò avviene in un contesto di evento mediatico. Noi coinvolgiamo le gallerie, tante, e ben 60 laboratori artigiani che fanno mosaico, marmo, bronzo, decorazione. Pietrasanta è un laboratorio aperto, l'intero territorio è la proposta».Così l'estate annuncia Armen Agop (galleria Bigai), Stefano Baroni e Lino Mannocci (La Subbia), Adami, Botero, Ghia, Christo, Guccione, Perilli (galleria Tega), Gianmarco Montesano (Palazzo Panichi), Davide Paolinetti (Le Grasce).
La guerra infuria; da una parte la forte pattuglia dei militanti contemporanei (spiegati dalla critica Antonella Serafini), da Antonino Bove a Marco Maffei, da Gianluca Cupisti a Carlo Battisti, da Claudio Tomei a Vittore Baroni a Emanuele Giannelli, che fanno arte ricca e povera con ogni cosa, dai cartoni ai manifesti, dalle anguille alle casse da morto, eredi di una tradizione sconvolgente del "ready-made", padroni di croccanti esperienze d'assalto che li riaccostano ai futuristi (soprattutto al teatro), con le quali hanno di recente squassato l'ombroso chiostro di Sant'Agostino e la Gamc di Viareggio, dall'altra i pittori. I pittori "veri", di ciccia, si trovano accolti, copiosamente accolti, alla Galleria di piazza Mazzini diretta da Alessandra Belluomini Pucci, una bella signora bionda di raffinate frequentazioni, che cura "Il '900 nelle raccolte civiche fiorentine". Mi dice: «Viareggio non è ancora pronta al contemporaneo spinto». A Viareggio, c'è da dire, hanno chiuso quasi tutte le gallerie d'arte. Quelli che comprano si toccano sulle dita. Però che pittura propone la Belluomini! C'è Carrà, c'è Guttuso, c'è Pericle Fazzini, c'è Galileo Chini, c'è De Chirico, c'è Marino Marini. Ci sono Marcucci e Antonio Bueno c'è Rosai, c'è Sassu. Non manca nulla. Vi possono attingere quelli che fanno buona pittura, da Giorgio Di Giorgio a Dino La Bianca, da Angelo Dionigi Fornaciari ad Alessandro Tofanelli, per non dire del gruppo storico di eredi di Renato Santini quali Loriano Geri, Ernesto Altemura, Marco Dolfi, artisti consolidati in decine di mostre. Eppoi cito una fortunata scoperta, il giovane "visionario" Fabio Pardini. Costoro insistono su tele e colori. Non c'è atmosfera di passata stagione. La pittura può ancora andare, certo. Ma ci vorrebbe che la gente vi investisse attenzione e quattrini. Neanche troppi, il giusto. Giuliano Matteucci che ha "regalato" alla riviera un Centro epocale, dove l'arte, quella dell'Ottocento (ma anche oltre), fa sfegatata propaganda alla sua storia migliore, mi spiega: «L'amatore non s'affaccia più al mercato. L'80% degli acquirenti, alle fiere, alle aste, sono operatori che fanno affari, fanno speculazione; Picasso ha condizionato un secolo. Chi ha comprato stock di Lucio Fontana non abbasserà mai i prezzi. Così per gli italiani si impongono e si vendono Fontana, Manzoni, Burri, Castellani, Bonalumi, Vedova, Cattelan». E' un circo mediatico. Pochi si fermano ormai a contemplare un'opera in salotto.
Le opere si tengono nei caveaux, sono certificati azionari, si conta quanto rendono a un anno, a dieci anni come titoli. E' finita la poesia. E' finita la sublimazione. L'arte deve solo eccitare e rendere. Seravezza dedicherà, da luglio prossimo, grazie ad Enrico Dei, una straordinaria mostra a Ligabue. Dipinge tigri ghignanti e allucinate fiere da jungla indiana. Che farebbe oggidì? Porterebbe le tigri vive in galleria come al circo Orfei? Ma l'arte non è un circo. Poiché c'è crisi strutturale nel sistema almeno si rifletta e si acquisti allora ciò che piace. Non ciò di cui si parla tanto.
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