Il Tirreno

Versilia

cosa dice la bozza del decreto

di Matteo Tuccini

VIAREGGIO. Choc e un pizzico di rassegnazione. Questi i sentimenti che circolano tra i balneari, dopo la notizia che la bozza del decreto del governo Monti, che dovrebbe regolamentare l’assegnazione...

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VIAREGGIO. Choc e un pizzico di rassegnazione. Questi i sentimenti che circolano tra i balneari, dopo la notizia che la bozza del decreto del governo Monti, che dovrebbe regolamentare l’assegnazione delle concessioni demaniali, è un colpo durissimo sulla stabilità delle loro imprese.

Si tratta, ripetiamo, di una bozza e non del testo definitivo. Ancora ieri in tanti giuravano di non credere a una volontà così spietata del governo di spazzare via gli stabilimenti. Ed è un dato di fatto che ci saranno ancora numerosi passaggi istituzionali (ministeri, Regioni e commissioni parlamentari) prima di arrivare alla riforma vera e propria.

Tra i pochi a parlare in via ufficiale è la senatrice del Pd Manuela Granaiola, da sempre schierata a fianco dei bagni nella loro lotta. «Apprendo dalla stampa - scrive la senatrice - quello che dovrebbe essere il contenuto della bozza di decreto che il Governo sta elaborando per la soluzione all’annosa questione delle concessioni demaniali marittime per uso turistico ricreative. Non essendo a conoscenza della fonte della notizia ho attivato tutti i canali di informazione per me accessibili, primo fra tutti il capo di gabinetto del Ministro Gnudi. Tutti mi hanno confermato che una bozza in lavorazione esiste, ma che essendo in corso tutte le verifiche con gli altri Ministeri competenti, tale bozza non poteva assolutamente essere diffusa. Bocche cucite dunque, anzi sigillate. Se tuttavia la notizia, carpita non si sa come, fosse vera, saremmo di fronte ad un suicidio economico dell’economia turistica del nostro paese. Se ne cominciano a rendere conto tutti i sindaci dei Comuni Balneari, non solo della Versilia, se ne è reso conto il rappresentante Anci del demanio, i presidenti regionali della Toscana, della Liguria, delle Marche, dell’Abruzzo, dell'Emilia-Romagna, il cui parere in Conferenza Stato Regioni non potrà per legge essere disatteso».

«Quale certezza - prosegue - può essere data ad ingenti investimenti se la durata delle concessioni dovesse essere di 9 anni? Quale equità agli eventuali indennizzi se calcolati in base ai canoni, che il Governo non è mai stato capace di adeguare nonostante l'accordo fatto con la categoria dall’allora ministro Brambilla? Quale tutela per la piccola, media impresa? Quale garanzia per la sicurezza dei bagnanti e la tutela dell'ambiente? Sappiamo bene quanto questo Governo abbia a cuore la libera concorrenza, ma qui non si tratta di aumentare le concessioni, ma di mettere all’asta quelle esistenti, al di là degli investimenti effettuati, della competenza acquisita, del servizio offerto, con il rischio di sostituire il concessionario attuale con quello che offrirà anche solo una lira in più. E i sindaci dei Comuni interessati si troverebbero di fronte, il 1° gennaio 2016, una situazione ingestibile».

«Per tutto quanto sopra esposto - conclude la senatrice - ho chiesto al responsabile nazionale del turismo del Pd di riunire i parlamentari impegnati nella questione alla presenza di Stefano Fassina, per fare fronte comune e ribadire con forza quanto è stato votato all’unanimità il 5 maggio 2011 in Senato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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