Il Tirreno

Versilia

Bagni, questa riforma è una mazzata

di Matteo Tuccini
Bagni, questa riforma è una mazzata

Via alle aste senza vantaggi per i vecchi concessionari. E gli indennizzi per chi perde il titolo saranno calcolati sui canoni

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VIAREGGIO. Chi l’ha letta si è messo le mani nei capelli. Altri giurano che non passerà mai, e che verrà modificata prima dell’approvazione finale. Questo, almemo, è quello che sperano tutti quelli che hanno a cuore le sorti dei balneari.

Perché la bozza del decreto del governo Monti per l’assegnazione della concessioni demaniali è un’autentica mazzata per i bagni. Sicuramente è una riforma peggiore - dal loro punto di vista - di quanto già si aspettavano, nel loro pessimismo divenuto ormai cosmico, i titolari degli stabilimenti. Che da oltre un secolo basano le loro imprese in Versilia su queste licenze, e che rischiano davvero, col 31 dicembre 2015, di veder finire per sempre il loro mondo.

Aste aperte e indennizzi. Il primo punto è che le aste, cioè la messa a gara con evidenza pubblica delle concessioni, saranno senza i cosiddetti “paletti”: sembra che non siano previsti né punteggi per la professionalità né la prelazione per il vecchio concessionario. Questo farà sì che la competizione sia libera da qualsiasi tipo di favoritismo per il balneare.

Un altro aspetto che, se venisse approvato tout court, sarebbe devastante, è la possibilità che l’indennizzo - cioè il risarcimento per chi perde la concessione - sia calcolato sui canoni pagati finora e non sugli investimenti fatti. Significa, in termini economici, una rimessa certa per numerosi stabilimenti che hanno costruito e risistemato nel corso del tempo cabine, case di guardianaggio e locali sugli arenili.

Durata e diritto di superficie. Ci sono poi alcune indicazioni che andrebbero, il condizionale è d’obbligo, a limitare l’assalto alle coste per ottenere una licenza. Viene decisa la durata delle concessioni a 9 anni, ritenuta poco appetibile per i grandi gruppi. E si decide di puntare - ma non è chiaro in quale modo - sul diritto di superficie applicato alla parte dove ci sono le strutture.

Non si tratterebbe di una vera e propria “sdemanializzazione”, così come pensato dalle Regioni (Toscana in testa). Ma di un cambio di regime che impedirebbe all’Europa di... rompere le scatole sulla parte di spiaggia ritenuta, ormai, parte integrante del territorio, e non più area demaniale.

Difficile, comunque, capire se questo cambiamento di regime sarà un assist per i balneari, visto che comunque dovrà passare da una forma di assegnazione aperta alla concorrenza, e non un semplice affidamento diretto - come invece vorrebbe Firenze.

Il retroscena. Ma chi è il “padre” di questa riforma? Che il ministro Piero Gnudi non veda di buon occhio i balneari, ormai, è cosa nota. Ma l’impressione di questi mesi di trattative è che il governo Monti non abbia alcuna intenzione di venire incontro agli stabilimenti. Più volte, infatti, il ministro Gnudi ha manifestato scarso interesse per la cosiddetta “deroga”, cioè l’uscita dall’ambito dei applicazione della direttiva Bolkestein chiesta dagli stabilimenti. L’Unione europea, dal canto suo, non accetta più rimostranze, invitando (giustamente) la categoria a rivolgersi al proprio governo nazionale. Che però sembra aver fatto confusione sulla legge-delega, cioè il testo che assegnava all’Esecutivo la possibilità di legiferare sulle spiagge.

Il percorso del decreto. La bozza, in questo momento, è all’esame dei vari ministeri. Tra una decina di giorni sarà sottoposta all’esame della Conferenza delle Regioni. Poi il passaggio nelle commissioni parlamentari, si pensa a metà luglio.

L’obiettivo è chiudere il conto alla fine dell’estate. Un arrivederci al caldo che rischia di essere, dal punto di vista dei bagni, il più malinconico degli ultimi 150 anni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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