Il Tirreno

Versilia

Niente messa la domenica: è scontro

di Marco Pomella
Niente messa la domenica: è scontro

Guerra tra molti fedeli di Pian Del Quercione e il parroco Don Bruno. In ballo anche il circolo donato dai cittadini

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MASSAROSA. Fino a qualche settimana fa era stata una tensione latente. Si borbottava, ci si lamentava sottovoce. Ora però è guerra aperta tra don Bruno Frediani e il paese di Piano del Quercione. Tra le motivazioni di contesta c’è la guerra per il circolo vicino alla parrocchia. Ma anche il fatto che nella frazione non venga più celebrata messa la domenica (vedi box a lato).

È guerra aperta tra la parrocchia e il circolo Movimento Cristiano Lavoratori. Tre le parti uno scambio di lettere così dure da far perdere le speranze sulla possibilità di pacificazione. Tutto nasce per un immobile conteso. Quello di proprietà della parrocchia, proprio di fianco alla chiesa del paese, che da anni è sede del circolo Mcl. Il parroco, don Bruno, lo rivuole indietro, per avviare un progetto di recupero e dell'immobile e della piazzetta e farne un certo di accoglienza per anziani o bambini. Ma gli anziani e i giovani del paese temono di perdere l'unico punto di ritrovo che Piano del Quercione offre. Per capire perché i residenti sono così legati a quel luogo e a quel circolo bisogna tornare indietro, al 1952. «Fu in quell'anno - raccontano gli anziani - che don Angelo Lari arrivò in paese, senza una lira. Noi lo accogliemmo subito come uno di noi, e con lo sforzo dell'intero paese, sia economico che fisico, costruimmo prima la casa del parroco e poi la parrocchia, per donarli a don Angelo». Il parroco, scomparso ormai un anno fa, seppe ricompensare la frazione. Col suo amore, rafforzando l'unione di tutti i paesani, coinvolgendoli nelle attività della chiesa, nelle feste, nei tornei sportivi. «Qualche anno dopo, negli anni '80, ci affidò il piano terreno della sua casa - raccontano gli anziani - per aprire un circolo». E' il circolo del Movimento Cristiano Lavoratori. Noi ci siamo stati mercoledì sera: qualche tavolo all'aperto, giovani coppie che prendono un succo di frutta, qualche anziano che gioca a carte.. Ma è quel circolo la pietra dello scandalo. «Alla morte di don Angelo (a gennaio scorso ndr ) venne il nuovo parroco, don Bruno. Il circolo non l'ha mai visto di buon occhio: lo considera covo di bestemmiatori e giocatori. Ma siamo solo anziani che giochiamo a scopone: chi perde paga il caffè». Così don Bruno, una sera, esce allo scoperto. «Ci viene a dire che rivuole tutti i locali, che vuole chiudere il circolo, che vuole impedire il passaggio sulla piazza con un cancello». I paesani restano basiti. E scrivono una lettera prima a don Bruno, poi al Vescovo Italo Castellani. Ma la Chiesa pare non si smuova dalle sue intenzioni. E così il malcontento si trasforma in guerra aperta. «Abbiamo donato tutto a don Angelo, e ora ci sbattono fuori: questo non è accettabile». E alle lettere di richiesta di conciliazione si passa ad un gesto che, evidentemente, don Bruno interpreta come provocazione: i soci del circolo inaugurano - alla presenza anche di rappresentanti dell'amministrazione comunale - una targa in memoria di don Angelo, e l'attaccano sul muro del circolo. Don Bruno scrive ai soci del circolo, dichiara di essere rimasto deluso dal mancato invito, ricorda che quelle mura sono di proprietà della parrocchia, e aggiunge: «la distanza che esiste tra i due organismi rende incompatibile la convivenza negli stessi locali". Ossia ribadisce: il circolo da lì deve sparire. «Il nuovo parroco - dicono i soci Mcl - è riuscito a distruggere quello che aveva fatto in 50 anni don Angelo. Ci ha messi gli uni contro gli altri: il circolo contro la parrocchia, la parrocchia contro i paesani, la Misericordia contro tutti». Così parte una raccolta firme, una petizione, indirizzata di nuovo alla Curia, per chiedere che il progetto venga accantonato. O che almeno si concedano quelle due stanze necessarie alla sopravvivenza del circolo. «Don Bruno ci ha detto di cercarci un altro posto - dice Daniele Graziani, un ragazzo costretto a vivere sulla sedia a rotelle - ma questo è l'unico posto che posso raggiungere autonomamente».

«Può darsi non siamo tutti perfetti cristiani - ammette qualcuno di loro - ma di sicuro da questo circolo non è mai uscito uno sbandato, un drogato, un ladro. In qualche modo abbiamo fatto crescere generazioni di ragazzi, qui da noi. E non è giusto cacciarci in questo modo: questo circolo è il cuore pulsante del paese».

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