La manifestazione
Rossi: «Demanio da ridisegnare»
Il presidente della Regione: dobbiamo salvare come minimo le strutture, è il nostro piano B
VIAREGGIO. «Quando il federalismo porterà alle Regioni un pezzo di Demanio statale, credo che dovremo ridisegnare la linea di costa. In questo modo potremo salvare innanzi tutto le strutture, come ad esempio le cabine. È il nostro piano B».
Sono le 23,35 quando il presidente della Regione Enrico Rossi, nell’infuocata sala della sede del Pd in via Regia, arriva al nocciolo del problema. Prima il governatore - che è arrivato in ritardo in città perché impegnato a Roma in una riunione - ha avuto modo di “scaldarsi” con una platea in ebollizione. Se la prende anche con qualche teleoperatore e «la mania della tv». Ma quello che conta, per i balneari, sono le parole dette dopo. Che se non confortano, quanto meno rendono l’idea di cosa vuole fare Firenze per evitare il collasso degli stabilimenti.
Il piano B. Rossi precisa che la sua è una via di fuga in caso di aste. «Se e quando saremo al governo - dice - anche noi chiederemo la cosiddetta “deroga” (cioè la non applicazione della direttiva Bolkestein per le spiagge, ndr). È, però, una strada complicata. E mi sembra che finora non abbia avuto successo. Ritengo che sia quanto meno corretto prevedere un’alternativa».
Il federalismo demaniale, come scritto anche più volte dal Corriere della Sera, è ancora in attesa di essere ratificato. «Ma quando lo sarà - spiega Rossi - dovremo essere pronti e prevedere una nuova linea costiera. Così facendo, potremo almeno salvare le cabine». Il termine magico è “sdemanializzazione”, che il governatore non pronuncia mai. Ma il senso del progetto è quello. Come peraltro anticipato alcune settimane fa dal Tirreno.
«Se manifestate sono con voi». Rossi ha poi chiarito di essere pronto a sostenere le imprese balneari anche con un corteo a Roma - a questo punto inevitabile - a patto che «la manifestazione sia pacifica, e non ho motivo di dubitarne. Io, tanto per farvi capire, vengo da cortei con operai toscani, ad esempio della Magona, che vedono il loro futuro a rischio. Il vostro caso è paragonabile perché anche il vostro futuro, e quello di tante persone che lavorano grazie a voi, non ha certezze. Quello degli effetti della direttiva Bolkestein è ormai un problema sociale: io la vedo così. E la Regione, per quanto mi riguarda, non può che farsene carico».
Matteo Tuccini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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