Il dolore
Spiagge, tocca a Rossi presentare il suo piano
Domani in città il presidente della Regione per parlare della Bolkestein Ma ci sono balneari ancora scettici: «È un progetto che prevede le aste»
VIAREGGIO. Ci siamo. O almeno, così sembra. Il presidente della Regione Enrico Rossi sarà domani sera nella sede del Partito democratico in via Regia (alle 21) per presentare la sua proposta sulle spiagge. Rossi dovrebbe, cioè, spiegare il progetto che si sta studiando a Firenze - e a Bologna, visto che anche l’Emilia sembra sulla stessa linea - per l’assegnazione delle concessioni demaniali che scadranno il 31 dicembre 2015. Mandando a casa - si pensa - tutti o quasi gli stabilimenti balneari.
Cosa prevede il piano. I contenuti di questa proposta sono stati anticipati, in buona parte, dal Tirreno un paio di settimane fa. E si basano, essenzialmente, sulla divisione della concessione in due parti distinte. Una, con le strutture, sarà tolta dalle competenze del Demanio - la cosiddetta “sdemanializzazione” - e affidata, anche se non è ben chiaro come, ai concessionari esistenti in via preferenziale. Tramite un contratto d’affitto o qualcosa che comunque assicuri il balneare sulla possibilità di non veder finire in fumo gli investimenti (cabine, locali, piscine) fatti negli anni.
La parte con ombrelloni e sdraio, invece, verrà affidata tramite una gara a evidenza pubblica, come richiesto dalla direttiva Bolkestein. Ed è questo punto a non convincere buona parte dei bagni.
«Non vogliamo le aste». Emiliano Favilla, leader del Comitato No alle aste, continua a considerare questa proposta un rischio elevato. «Se questa fosse la soluzione - dice - cancelleremmo con un colpo di spugna tutto quello che è stato creato in cento anni di turismo balneare. Non sono convinto, poi, della “sdemanializzazione”: temo che gli ambientalisti la considerino una vendita delle spiagge, il che scatenerebbe una rivolta».
Si romperà il silenzio? C’è da dire, però, che se Rossi ufficializzerà la sua proposta, sarà comunque il primo rappresentante istituzionale a dare una via d’uscita vera ai bagni. Finora, infatti, a parte una valanga di pacche sulle spalle, i politici non hanno fornito strumenti concreti. Non a caso, pochi giorni fa i sindacati hanno inviato l’ennesima lettera ai ministri Piero Gnudi ed Enzo Moavero Milanesi, chiedendo conto della bozza di decreto che - vox populi - è pronta nei cassetti romani. Un testo che per adesso rimane misterioso.
«Un’altra via». Secondo la senatrice del Pd Manuela Granaiola, ci sarebbe però un’altra via per salvare i bagni. E sarebbe emersa ancora dalla Regione. «Ho parlato con l’assessore regionale al turismo Cristina Scaletti e con il funzionario Paolo Bongini - dice la senatrice - mi hanno spiegato che grazie allo Small business act (un testo dell’Unione europea sulla tutela delle piccole imprese, ndr) è possibile uscire dall’ambito di applicazione della direttiva Bolkestein, e salvare così le imprese balneari. Basta che sia il Governo a chiederlo». Ecco, è questo il punto: ognuno dice che basta sia l’altro a chiedere la soluzione, e tutto si risolve. Nel frattempo, però, il tempo passa. E la tagliola delle aste delle spiagge è ancora lì, sul collo dei balneari.
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