Sicurezza
«Pucciniano, basta con i soliti spettacoli»
Giuseppe Ferrazza, neo presidente del Festival: la manifestazione si vende con un marketing che funziona
TORRE DEL LAGO. A fargli dire sì è stato il sindaco: così Giuseppe Ferrazza, neo presidente della Fondazione Festival pucciniano, racconta il suo arrivo sulle sponde del Massaciuccoli. «M’hanno tirato un po’ per la giacca», continua sottolineano «il rapporto importante con il senatore Andrea Marcucci, nato all’epoca in cui era sottosegretario alla cultura». Poi a convincerlo ci ha pensato il primo cittadino: «Il sindaco mi ha spiegato che il Festival ha bisogno di un taglio diverso perché fare le stesse cose nella stessa maniera non aveva più senso...».
Intanto, però, c’è da pensare a mettere in scena la stagione lirica che va ad iniziare a luglio, in mezzo ai conti che faticano a stare in piedi: «Per il prossimo consiglio di amministrazione, fissato per il 27 giugno, voglio sul tavolo un preventivo finanziario ed un progetto artistico». Casta compreso. Al quale non collaborerà Antonio Tasca, il tenore che si è affacciato sul lago lunedì pomeriggio e poi è andato via senza accettare la proposta di una consulenza musicale. Primo costo che Ferrazza avrebbe portato alla Fondazione, appena insediato. «Ma il problema di qualcuno che faccia il casting resta - spiega il presidente -. Quest’anno ne faremo a meno ma per il 2013/2014 no. Nei punti nevralgici della macchina Festival servono persone competenti.. E la scelta dei collaboratori è fondamentale. Oltre al fatto che è necessario vadano tutti nella stessa direzione...».
Andare nella stessa direzione per fare cosa, è presto spiegato: «Il 99% del pubblico del Festival pucciniano non è costituito da melomani. Se facciamo spettacoli per soli melomani non viene nessuno. Ed oggi come oggi spendere solo il nome dei cantanti non vende più». A fare una buona offerta lirica bastano «un bello spettacolo, con contanti bravi che cantino bene». Tenendo conto che «non si possono far vedere sempre gli stessi spettacoli: perché un critico musicale dovrebbe venire a Torre del Lago ad assistere sempre alla solita Tosca? Non possiamo fare del vittimismo, per esempio rincorrendo il confronto con il Festival Rossini di Pesaro che ha creato, nel tempo, una situazione di grande espressione culturale». Un passaggio analogo fa fatto - insiste Ferrazza - con il Festival dedicato a Puccini che deve poter «coinvolgere il mondo musicale» in senso più esteso.
Una volta messa in piedi una buona stagione lirica, bisogna venderla. Avendo ben chiaro che «è più difficile fare il pacchetto che il contenuto. Il teatro lo riempi con il marketing e le azioni promozionali. Guardando ai nuovi mercati: Russia, Cina, India, Brasile». Marketing per il quale sono necessarie «grandi professionalità».
Lo sguardo al futuro e le mani nel presente, sulla manifestazione che quest’anno alza il sipario per miracolo: «La stagione c’è ed il sindaco ha fatto delle promesse. Per quello che mi riguarda io vengo dalla pubblica amministrazione: spendo quello che ho. Sapendo che a volte ci sono idee che non costano e che si può fare uno sforzo di fantasia».
Il teatro, però, va riempito. E non è mai facile. Tanto che ogni anno “scoppia” il caso biglietti omaggio. Per regolamentare i quali l’ex presidente Paolo Spadaccini, per la prima volta nella storia del Festival, aveva definito un regolamento preciso. «Non ne ho ancora preso visione - risponde al quesito Giuseppe Ferrazza -. La mia idea è che debbano essere dati quelli che servono alla Fondazione. Si stabilisce un numero massimo, sempre considerando che dobbiamo fare gli interessi della Fondazione. Certo non sono d’accordo a che vengano concessi a chi verrebbe comunque pagando...».
L’estate, ma anche il resto dell’anno: il maxi teatro sulle sponde del lago costa e non produce certo per quello che vale: «Per l’inverno - rilancia Ferrazza - penso alla proposta di una stagione di prosa organica che si possa mettere in scena nell’auditorium».
Il presidente seguirà le prove? «Starò a Torre del Lago il tempo necessario...D’altra parte io di musica non me ne intendo...».
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