La manifestazione
Strutture in spiaggia, assolti i bagni
Sentenza chiave sulla facile o difficile rimozione: Leda, Internazionale ed Europa hanno costruito in maniera legittima
MARINA. Quelle strutture sono state costruite in maniera legittima. Per il tribunale di Viareggio, i bagni Leda, Internazionale ed Europa non hanno truffato lo Stato né detto il falso, assicurando che i locali tirati su negli anni (cabine di guardianaggio, bar, piscine) sono di facile rimozione. Possono, cioè, essere tolti in breve tempo a scadenza della concessione.
Ed è una sentenza chiave, quella del giudice Gerardo Boragine, che nel processo ai bagni per i locali costruiti in spiaggia aveva già assolto il Versiliana beach e il bar ristorante Marilena di Lido. È un pronunciamento importante, perché anche se non entra nel merito della facile o difficile rimozione - del resto, la materia è tutt’oggi complicata - dà un’indicazione: anche strutture complesse, come ad esempio quelle di cemento armato, possono essere definite da un tecnico rimovibili, senza che questo lo faccia finire al 100% nei guai. Si dà fiducia, insomma, al parere del professionista, in attesa di sapere cosa diranno l’Agenzia del Demanio e il ministero delle Infrastrutture, che in questi mesi hanno visitato numerosi stabilimenti per avere un quadro della situazione. Loro, infatti, hanno il pallino del gioco in mano.
Assolti. Proprio le certificazioni tecniche erano finite nel mirino dell’accusa. Che aveva mandato a processo i titolari degli stabilimenti e i loro rispettivi periti: Elisabetta Bianchini e Paolo Bonfanti (bagno Internazionale), Renzo Tofani e Duilio Cei (bagno Leda), Ugo Davini e Lando Gambogi (quest’ultimo deceduto, bagno Europa).
Il motivo? Aver qualificato come rimovibili strutture che - secondo la Procura - non lo erano. Quindi commettendo il reato di falso, ma anche di truffa: perché se una costruzione è di difficile rimozione, il balneare deve pagare un canone più alto allo Stato. Secondo il giudice, però, non è andata così.
Per gli altri bagni a processo, l’udienza è stata fissata al 26 settembre.
Stop agli incameramenti? Oltre alla aste delle concessioni, sono gli incameramenti delle strutture ad inquietare i bagni. Lo Stato, infatti, decide di prendersi un manufatto se lo considera, appunto, non rimovibile facilmente. E questo “giochino” sembra che sia nell’idea del Demanio, con una serie di ispezioni a tappeto negli stabilimenti. Ecco perché i bagni - che hanno sempre sostenuto la facilità di togliere un fabbricato con le moderne tecniche - tirano un sospiro di sollievo. Certo, però, che la questione è ancora aperta. E dovranno essere le istituzioni a chiarire una volta per tutte il rebus.
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