Il Tirreno

Versilia

E ora la Redoli accusa la figlia Tamara

di Corrado Benzio
E ora la Redoli accusa la figlia Tamara

«La telefonata per i soldi del killer l’ha fatta lei, oggi sono sicura»: lo scoop in un libro scritto da Mario Spezi

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FORTE DEI MARMI. L’ultimo colpo di scena, l’ultimo tentativo di conquistare la ribalta.

Maria Luigia Redoli, la Circe della Versilia, ora lancia accuse trasversali alla figlia, quella Tamara che all’epoca – Luciano Iacopi, detto Gasperello, fu trovato morto con 17 coltellate il 17 luglio del 1989 – era meno che maggiorenne. Per quel delitto stanno scontando l’ergastolo la Circe ed il suo amante, l’ex carabiniere a cavallo Carlo Cappelletti, all’epoca di trent’anni più giovane della donna.

Le accuse che Maria Luigia lancia alla figlia compaiono sul numero del settimanale Oggi in edicola. Ma il magazine della Rizzoli le ricava dal libro «Nel buio di una notte di luglio» scritto da Mario Spezi e pubblicato in questi giorni da Mondadori.

L’accusa è molto semplice e riguarda la famosa telefonata che la Redoli fece al mago-cartomante Marco Portigati pocodopo il delitto.

La Redoli gli disse che voleva indietro l’assegno – una decina di milioni di lire – che gli avva dato per assoldare un killer per uccidere il marito.

La famosa telefonata (del tenore: dammi i soldi indietro che loro non ce’entrano) non sarebbe stata fatta dalla madre, bensì dalla figlia.

Una novità a dir poco clamorsa e inquitante: una madre che 23 anni dopo l’omicidio e quasi 20 anni di carcere accusa la figlia.

Mario Spezi dichiara ad Oggi: «Se quel che dice la Redoli è vero è devastante. Se non è v ero è atroce».

La Circe, che oggi supera i 70 anni, è esplicita: «Quella telefonata non l’ho mai fatta. Quella voce era di Tamara. Ho avuto tanto tempo per pensarci e ora sono certa che le cose andarono così».

Ma la Circe è ancora più esplicita e pesante. «Lei mia figlia e quell’altro (il Cappelletti, ndr) se la intendevano. Hanno ballato tutta la sera. Per tanto tempo non li ho più visti. Potevano anche prendere la macchina e andare a casa».

La frase va spiegata. La Circe con il carabiniere ed i due figli

(Tamara e Dario che allora aveva 14 anni) lasciarono quella sera l’hotel Santo Domingo a Lido per andare a ballare alla Bussola. Secondo l’accusa, confermata dalla sentenza, il quartetto ebbe il tempo di deviare su Forte, dove l’uomo avrebbe giustiziato Gasperello, mentre la madre stava coi figli sul Suv.

Una versione sempre contestata dalla difesa della Redoli che sosteneva – avendo le testimonianze dell’uscita dal Santo Domingo a Lido e dell’ingresso alla Bussola a Focette – l’impossibilità di raggiungere la Provinciale a Forte e uccidere in pochi minuti.

Ora la Redoli insinua che l’omicidio poteva essere stato portato a termine da Cappelletti con Tamara.

La figlia è esplicita: «Non voglio ripiombare nell’incubo che ho vissuto. Se mia madre è impazzita – dichiara ancora la Iacopi – non posso ancora una volta andarci di mezzo io».

Le lunghe indagini alla fine esclusero la complicità dei figli di Gasperello, mentre la Redoli – assolta in Assise a Lucca – venne condannata in Appello a Firenze. Una sentenzache confermata in Cassazione le ha visto aprire le porte del carcere.

Una differenza sostanziale, aggravata da un fatto. Ai figli è andata l’eredita cospicua del padre, mentre alla moglie omicida, come è logico, la giustizia ha negato qualsiasi eredità.
«Non è che la Redoli – commenta un investigatore dell’epoca – ritrovatasi oggi senza un soldo, non cerchi di coinvolgere in qualche modo la figlia».

Un ipotesi plausibile o qualcosa altro?Già in passato la Redoli aveva fatto uscite pubbliche sostenendo di avere le prove per chiedere la revisione del processo. Ma queste prove non sono mai state esibite.

Di sicuro Mario Spezi è riuscit ancora a far parlare di sè con uno scoop. Spezi, fiorentino, è stato il giudiziarista di punta della Nazione. Il suo nome è ormai associato alle inchieste sul Mostro di Firenze.

Pacciani & c. gli hanno frutttato libri e notorietà ma anche alcuni giorni di carcere per una vicenda da cui è stato totalmente prosciolto.

Insomma è un cronista di razza e di lungo corso.

Che poi le accuse della Circe abbiano un seguito è tutto da verificare.

Di sicuro il fatto che al mago furono portati i soldi per trovare i killer fu uno dei fatti che certificavano che la donna volesse morto il benestante fortemarmino, conosciuto in un night e di cui non era innamorata, tanto che l’uomo non era il padre biologico dei due ragazzi.

A Telefono Giallo, in una puntata celebredel programma di RaiTre, il conduttore chiese alla Circe come giustificava quei soldi. Lei rispose: «Caro dottor Augias, qual’è la donna che non vuole ammazzare il marito».

Una puntata che Corrado Augias chiuse con un augurio terribile: «Cara signora, trovi qualcuno che la difenda, perchè da sè non sa certo difendersi».

Bionda, platinata, agèè con un amante giovanissimo (quanto tonto: prima di arruolarsi nell’Arma faceva il macelaio in un paesino del Lazio) la Redoli diventò la Circe per eccellenza.

A rendere il tutto più eccitante la Versilia di quello scorcio di estate di quel 1989 che verrà ricordato per ben altre cose, la Caduta del Muro in di Berlino in primis.

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