Il Tirreno

Versilia

Spiagge in sciopero i balneari sono divisi «Iniziativa rischiosa»

di Matteo Tuccini
Spiagge in sciopero i balneari sono divisi «Iniziativa rischiosa»

C’è chi non condivide: «Non bisogna penalizzare i clienti» Giannessi: «Io sono favorevole, ma i sindacati si muovano»

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Lo sciopero delle spiagge fa discutere. Dopo l’articolo del Tirreno sull’iniziativa che i sindacati dei bagni stanno preparando per dire no alle aste delle concessioni, e che vedrebbe un giorno intero di chiusura degli ombrelloni, il dibattito si è scatenato. Tra le sdraio e sul web.

Ci sono, infatti, balneari che non condividono questa forma di lotta. «Rischiamo di penalizzare i nostri clienti», scrivono alcuni su Internet. Per Emiliano Favilla, del Comitato No alle aste, «si tratta di una proposta e non bisogna demonizzarla. Forse, però, ci vorrebbero idee più eclatanti e fantasiose, che magari non vadano a danno della clientela».

«Idea interessante». C’è chi, invece, come Graziano Giannessi - storico punto di riferimento dei balneari viareggini col suo Nettuno e presidente del Sib toscano - apprezza la proposta. «Fu già fatto uno sciopero degli ombrelloni una ventina d’anni fa, quando mio padre era nella giunta nazionale del Sib - dice - qualsiasi dimostrazione che metta in evidenza il nostro problema è ben accetta».

La strigliata ai sindacati. Giannessi, inoltre, decide di scrivere una nota per commentare le tensioni tra i vertici sindacali e alcuni balneari. Invitando le sigle (e quindi anche se stesso) a «darsi una mossa, perché qua ci vogliono friggere».

«Esiste un punto fermo - scrive Giannessi - nella lotta che i balneari conducono contro le evidenze pubbliche per la salvezza delle loro imprese: il documento firmato a Rimini nell’ottobre del 2010 dove i vertici del sindacato Sib ed i suoi iscritti a tutti i livelli si accordarono introducendo nelle richieste del documento il principio della deroga ed il perseguimento di qualsiasi altra via al fine di evitare comunque l’evidenza pubblica».

«Come è possibile, quindi - prosegue Giannessi - che in alcuni di questi sindacati sempre più aumenti il distacco ed il disaccordo tra gli iscritti e i vertici? Come è possibile che il presidente Fiba Lardinelli chieda una “proroga” di 10 anni per meglio preparare i concessionari ad eventuali “evidenze pubbliche”? È chiaro che qualche cosa o forse molte non vanno: il grande dubbio che serpeggia ormai da tempo nell’ambiente balneare è soprattutto quello che le aspettative di lotta sindacali degli iscritti non vengano capite o condivise dai vertici che forse parlano troppo tra loro e forse troppo poco con i loro iscritti. Potrebbe anche essere che il Documento di Rimini rappresenti per qualche Presidente soltanto un foglio da sventolare ma non troppo da perseguire, ed è così che forse si potrebbero spiegare le continue incomprensioni tra iscritti e rappresentanti che rischiano di diventare addirittura controproducenti ed autolesive. Non vi sono dubbi: politica di sindacato esige comunque che si faccia chiarezza al più presto, cosa che noi della Toscana non smetteremo mai di perseguire. Altrimenti "addio Porto”, se qualcuno tirasse di poppa mentre altri tirano di prua».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web