Il Tirreno

Versilia

I bagni scioperano contro il pericolo aste

di Matteo Tuccini
I bagni scioperano contro il pericolo aste

Ombrelloni chiusi per un giorno per protesta. E si fa largo l’ipotesi di chiedere un rinvio della scadenza delle concessioni

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VIAREGGIO. Ombrelloni chiusi per un giorno. In Versilia e in tutta Italia. I bagni stanno per annunciare la più clamorosa delle proteste contro la messa all’asta delle concessioni demaniali: lo sciopero dell’attività in piena estate. Scartata l’ipotesi (suggestiva) di Ferragosto, pare che i sindacati siano intenzionati a proclamare la giornata di stop a tuffi e tintarella nella prima metà di luglio. Nel pieno della stagione, insomma.

L’idea era già stata accarezzata l’estate scorsa, quando la protesta anti-direttiva Bolkestein esplose in tutta la sua forza. Ma alla fine fu accantonata: rinunciare a una giornata di lavoro non trovava troppi consensi. Ora, però, che la battaglia è a punto focale, i bagni non vogliono lasciare nulla d’intentato. «Sarà un modo come un altro - si dice tra gli stabilimenti - per capire chi tra noi vuole battersi davvero, e chi invece parla a vanvera».

La “moratoria” per la crisi. Al tempo stesso, ritorna in auge la possibilità di chiedere un rinvio della scadenza delle concessioni, oggi fissata al 31 dicembre 2015. Il perché, secondo i bagni, è semplice: la crisi economica galoppa e massacra anche gli stabilimenti. L’estate, infatti, si annuncia un flop o quasi per le disdette dei clienti abituali e la latitanza di quelli occasionali che tanti balneari lamentano a Viareggio e in Versilia.

Ed ecco perciò che l’idea di chiedere una sorta di periodo di tolleranza, in attesa delle nuove norme che regolamentino l’assegnazione delle spiagge, si rifà vivo. Con qualche cautela, come quella di Emiliano Favilla del Comitato No alle aste. «La proroga è un’idea che piace a molti, ma rischia di essere un’arma a doppio taglio. Perché non risolverebbe la questione, rinviandola soltanto, rischiando inoltre di far indispettire l’Unione Europea». Secondo Favilla, «le notizie che arrivano da Roma sui decreti in via di elaborazione, che parlerebbero di aste, non sono buone. Credo, insomma, che si debba combattere consapevoli del pericolo vicino».

«Servono altri dieci anni». Per Vincenzo Lardinelli, presidente nazionale di Fiba Confesercenti, «la scadenza del 2015 è arbitraria, e non rispetta il nostro settore. Ammesso che si debba procedere alle gare a evidenza pubblica, e noi non lo vogliamo, è legittimo imporre una rivoluzione del genere tra tre anni? Ritengo che una scadenza pari al 2025, cioè dieci anni, sarebbe più adeguata. A quel punto le nuove regole, che ovviamente dovranno rispettare le esigenze delle nostre imprese, avrebbero un senso. Così, invece, si rischia di distruggere quello che c’è e basta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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