Sicurezza
Pablito «santifica» la prima edizione di Pietrasantissima
Tanti personaggi non solo calciatori per l’ultima serata della kermesse organizzata da Michele Marcucci
PIETRASANTA. Il sipario sul terzo atto di Pietrasantissima è calato venerdì in un teatro comunale che ha accolto i due reduci del Mondiale di Spagna datato 1982, Paolo Rossi e Giancarlo Antognoni, sulle note melanconiche di Raf e del suo tormentone “ Cosa resterà degli anni 80”. Serata, quella presentata da Marco Bernardini e a cui ha assistito un discreto pubblico, che ha di fatto sancito lo stop al primo ciclo di appuntamenti in terra di Pietrasanta, voluto e finanziato da Michele Marcucci, patron de L’Enoteca. Iniziativa che tornerà a proporsi il prossimo autunno solo se, come ha ripetuto lo stesso Marcucci, si faranno avanti nuovi sponsors e se ancora le categorie economiche della città risponderanno in modo convinto: in sostanza mettendo mano al portafoglio. In caso contrario il format di Pietrasantissima emigrerà altrove. Dicevamo della serata di venerdì a teatro incentrata sulla figura del Pablito goleador, quello che i brasiliani, più o meno metaforicamente, dopo la magica tripletta al Sarrià, volevano uccidere. Rossi che su palco oltre che dal faro del centrocampo della Nazionale di Enzo Bearzot, ci riferiamo ad Antognoni, era ‘ scortato’ da Massimo Giletti, Paolo Vallesi, Mario Lavezzi, Stefano Nosei e Marino Bartoletti, con interventi anche da parte di Sandro Giacobbe, allenatore della nazionale cantanti, Claudia Peroni e Beppe Conti. Tanti ospiti, forse troppi da concentrare in un’ora mezza di talk show: così alla fine ad uscirne forse un po’sacrificato, è stato il ricordo di quell’impresa rimasta nel cuore degli italiani. Anche se Rossi, che nell’occasione presentava il suo libro “ Il mio mitico Mondiale”, scritto con la moglie Federica Cappelletti, è tornato sulla vigilia del match con il Brasile, che poi spianò la strada agli azzurri verso il successo finale. “ Personalmente ero arrivato ad un bivio: o tornavo ad essere protagonista o, dopo due anni di mortificazioni e zero partite, rischiavo di alzare bandiera bianca. Sapete tutti alla fine come andò, ma la verità è che quella squadra, la Nazionale di Enzo Bearzot, era veramente forte, in ogni suo elemento. Perché, ancora oggi, siamo la squadra azzurra più amata dagli italiani? Forse perché eravamo reduci da un periodo sportivo non buono e davanti a noi avevamo le squadre migliori. E nonostante questo sovvertimmo ogni pronostico. Fu un successo bellissimo, difficile dimenticare il Bernabeu tutto tricolore. Non ho più rivissuto un momento così emozionante ed intenso»
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