Il dolore
La banca chiede il rientro imprenditore le fa causa
L’uomo, titolare di un’azienda in difficoltà, aveva uno scoperto di 18mila euro «Ce li restituisca entro 24 ore». E in tribunale è boom di procedimenti simili
VIAREGGIO. Quella lettera gli ha fatto cadere il mondo addosso. La sua azienda, una ditta del marmo della Versilia, era in difficoltà. Il lavoro scarseggiava e i fornitori non pagavano. Ma lui pensava di farcela. Impegnandosi ancora di più, facendo sacrifici. Poi quella lettera, inviata dalla banca, con cui gli si chiedeva di restituire entro 24 ore i 18mila euro di “scoperto” - cioè il debito nei confronti dell’istituto. Una mazzata tremenda, forse quella definitiva.
Sulle prime, infatti, l’imprenditore non sapeva che fare. Poi, però, ha deciso di rivolgersi a uno studio legale. Nel frattempo l’istituto di credito, il Monte dei Paschi, gli ha revocato il fido. Per poi passare al decreto ingiuntivo, atto con cui pretende la restituzione dei soldi.
Ma l’uomo, su consiglio dei suoi legali, ha fatto opposizione. E ha intentato una causa contro l’istituto di credito. L’obiettivo, ora, dei suoi difensori è dimostrare che l’imprenditore ha pagato, per tutto il periodo di apertura del conto, gli interessi sugli interessi, il cosiddetto “anatocismo”. In modo da ribaltare la richiesta della banca. E l’imprenditore non si ferma qui: chiederà anche i danni per la cosiddetta “interruzione brutale del credito”. Ingiustificata, secondo la sua tesi.
Boom di cause anti-banche. L’episodio è una spia di quanto sta accadendo in Versilia. Perché se è vero che le banche - come si dice spesso - non danno più i soldi a imprese e famiglie, è altrettanto vero che di fronte alle difficoltà delle aziende sempre più istituti chiedono il cosiddetto rientro. Di coprire, cioè, con denaro fresco il rosso nel conto corrente o gli eventuali affidamenti.
Per carità: è legittimo che la banca valuti ogni caso singolo. E che ritenga fondamentale per la prosecuzione della propria attività riottenere quei soldi affidati all’esterno. D’altra parte, può darsi benissimo che l’azienda abbia fatto dei “buchi” per colpe proprie, indipendenti dalla crisi economica.
Tuttavia - fanno notare gli imprenditori oggetto di queste richieste - è altrettanto vero che in una situazione così delicata è come versare olio bollente su una ferita aperta. Ed è per questo che sempre più aziende intentano cause alle banche. Anche perché restituire somme importanti nel giro di pochi giorni, o anche 24 ore come nel caso sopra citato, diventa impossibile.
I settori più colpiti. La richiesta di rientro sta diventando pressante in tutti i settori. Ma è soprattutto nell’edilizia - con la crisi del mercato immobiliare - e nel marmo che la situazione è diventata insostenibile.
Il ricalcolo degli interessi. Il contenzioso, fanno sapere dell’associazione Adusbef - che in Versilia si avvale della consulenza dell’avvocato Roberto Polloni - può sfruttare il ricalcolo degli interessi pagati dall’impresa nel corso degli anni. In parole povere, il legale può dimostrare - grazie a un esame tecnico - di aver pagato nel tempo gli interessi sugli interessi. Si tratta di anatocismo, ed è un illecito. «Il paradosso - spiega il perito Loretta Pellegrini, che ha seguito il caso dell’imprenditore del marmo - è che può emergere un credito dell’imprenditore con la banca. Se il giudice lo riconosce, l’istituto di credito rischia di essere condannato a restituire quella somma». Inoltre, l’impresa può chiedere i danni per la revoca del fido e l’interruzione del credito. Che, di fatto, rischia di farla morire in poco tempo.
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