Sicurezza
Nautica, 250 le imprese in bilico
Cassa integrazione, mobilità, contratti di solidarietà. E molla anche chi da oltre dieci anni lavora in Darsena
VIAREGGIO. C’era una volta la Darsena...Quella per il cui rilancio, con la crisi già evidente, in undici si erano messi intorno ad un tavolo per «promuovere finanziamenti e agevolare il ricorso al credito da parte delle imprese, accelerare la realizzazione degli investimenti già in programma, a partire dalle infrastrutture a sostegno del settore e per favorire l'accessibilità all'area portuale, far leva sulla formazione degli operatori e porre rinnovata attenzione alla sicurezza sul lavoro».
Quell’intesa prevedeva anche numerosi interventi per il porto: dalla razionalizzazione delle aree con l’individuazione di quelle destinate al refitting, all'espansione della ricettività nautica nella zona della Madonnina, alla riorganizzazione della Darsena, con il nuovo mercato ittico, la banchina commerciale e quella destinata ai pescatori. Era il 19 febbraio del 2010, ma sembrano passati anni luce. L’Autorità portuale, oggi istituita, è attesa alla prova della politica che deve decidere chi piazzare a guidarla. Mentre tutto intorno i lavoratori del settore che è un marchio per Viareggio perdono il lavoro, o cercano di sopravvivere in una serie di ricorsi alla cassaintegrazione, dalla quale non si vede l’uscita. E si perdono per strada anche imprese con una storia di anni alle spalle, al lavoro per i grandi cantieri della nautica mondiale . Come accaduto di recente - ricorda Lamberto Pocai, segretario della Fiom-Cgil Versilia - ad un’impresa con sede a Massa, ma che opera anche a Viareggio e La Spezia e si occupa di impianti di verniciatura. Trenta lavoratori a spasso, l’azienda diretta verso il concordato fallimentare, i cantieri committenti che, grazie all’accordo sindacale, hanno pagato il salario arretrato, garantendo una boccata di ossigeno.
I dati forniti da Pocai fotografano una stagnazione della crisi. Tale è, insomma, e tale rimane. Al 30 aprile 63 imprese del settore metalmeccanico, per un totale di 1.500 dipendenti facevano i conti con mobilità o disoccupazione (150 lavoratori), mentre per 560 dipendenti erano utilizzati gli ammortizzatori sociali. Per 37 aziende la soluzione è stata la cassaintegrazione ordinaria, per 2 i contratti di solidarietà, per 3 la cassaintegrazione straordinaria, per 8 quella in deroga. Nove imprese hanno chiuso e 4 hanno avuto una riduzione di personale. Per venti imprese il sindacato sta ancora terminando il monitoraggio della situazione.
Nel settore dell’artigianato metalmeccanico 80 azienda con 500 dipendenti in totale hanno visto 150 lavoratori espulsi dal mondo del lavoro. Per 240 c’è stata la proroga della cassaintegrazione in deroga fino ad agosto. Undici imprese hanno chiuso, 22 restano da monitorare.
Non va meglio sul fronte dell’arredo legno. Nel comparto industriale, questa è la situazione per 40 imprese e 670 lavoratori: 13 hanno ridotto il personale o hanno chiuso, 300 persone possono contare su 13 settimane di cassaintegrazione.
Nel comparto artigianale su 70 aziende sono107 i lavoratori esplusi dal mercato dell’occupazione; 275 hanno la cassaintegrazione prorogata fino ad agosto. Per 32 imprese, invece, siamo vicini alla scadenza.
Con la complicazione, per tutti - sottolinea Pocai - che«permangono problemi con l’Inps e le aziende non ce la fanno più a sostenere i costi dell’anticipo della cassaintegrazione».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
