Gioco
Più convegni in città? L’ennesima favola rimasta sulla carta
L’ampliamento del Principe di Piemonte è ancora fermo Augier: «Impossibile portare dei meeting a Viareggio»
VIAREGGIO. Sembrava l’antidoto a tutti i problemi del turismo viareggino (e versiliese). Ma non è mai decollato. Parliamo del congressuale: dopo un vertiginoso crollo delle presenze turistiche, anche le aziende preferiscono dirottarsi su altre città per discutere e mettere in campo convegni, esposizioni e attività collaterali.
Ne ha molte da dire Alessandro Augier, direttore del Grand Hotel Principe di Piemonte e presidente del consorzio Versilia Meeting: «Oltre al turismo, va molto male anche l’attività congressuale sia a livello nazionale che locale. Le aziende non sono nel migliore dei momenti, ma nello specifico devo dire che su Viareggio è difficile, se non impossibile, portare meeting. Il Centro Congressi Principe di Piemonte ora come ora non è assolutamente vendibile, sono necessarie delle importanti ristrutturazioni che partano da tre premesse: creare un progetto facilmente cantierabile, utilizzare una logica bancaria idonea alla situazione e che permetta di accedere ai mutui e, cosa fondamentale, la volontà politica, che attualmente manca».
L’ultimo progetto presentato, quello del liquidatore Riccardo Cima, aveva incassato il consenso dei sindacati e dei lavoratori della struttura. Ma l’amministrazione comunale ne aveva presentato uno proprio che prevedeva spazi per i negozi da affittare, la gestione a terzi dello stabilimento balneare, e la nuova sala congressi da 800 posti. Ma le tempistiche si stanno facendo veramente lunghissime. «Sembra la novella dello stento - prosegue Augier - tutti parlano del Centro Congressi, ma nessuno si decide a fare nulla. In due amministrazioni Marcucci e una Lunardini non è stato fatto niente, facendo perdere di conseguenza appeal alla città da tutti i punti di vista. Come Versilia Meeting abbiamo portato 650mila euro di lavoro, ma è necessario che l'amministrazione faccia qualcosa, e velocemente. L’aver rinunciato ai finanziamenti Piuss per il Centro Congressi quando si sapeva benissimo che le ristrutturazioni da fare erano urgenti, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso». Anche il centro congressi dell'Hotel Astor non registra più richieste per effettuare meeting: «La situazione è veramente critica - afferma Marco Bandinelli, general manager dell’Hotel Astor. «Gli scorsi anni si parlava di quattro o cinque meeting al mese, di questi tempi ce n’è uno, se va bene. Il calo ovviamente è dovuto alla crisi del mercato, ma devo anche ammettere che molte aziende stanno iniziando a rivolgersi all'estero visti i pochi incentivi che ricevono in Italia. Chi viene poi riduce la permanenza: se prima per un evento lavorativo le persone si fermavano almeno due giorni, oggi si fa una full-immersion di ventiquattr’ore per cercare di risparmiare. Senz’altro la mancanza di questo tipo di introiti incide in modo significativo sul bilancio: un evento può arrivare a portar via anche una cinquantina di camere, creando guadagni non indifferenti. Mettici anche che la zona inizia ad essere poco attrattiva dal punto di vista turistico e il gioco, purtroppo, è fatto».
Isotta Boccassini
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