Il dolore
Benestanti, ma non pagano il ticket
False esenzioni: l’Asl becca 70 furbetti e avvia il recupero di somme dovute negli ultimi 5 anni. In media, 200 euro a testa
VIAREGGIO. Centinaia di euro di visite ed esami sanitari non pagati. Ottenuti in maniera semplice: mentendo. Grazie a un’autocertificazione per l’esenzione fasulla, infatti, la coppia di anziani - titolari di due pensioni che li portavano ad avere un reddito familiare di oltre 50mila euro all’anno - ha vissuto a lungo alle spalle del sistema sanitario. Di fronte al quale sosteneva di avere introiti bassi, e quindi di avere diritto a non versare il ticket.
Ma la festa, come si suol dire, è finita. Perché l’Asl li ha scoperti. E - oltre a cancellare subito l’esenzione con comunicazione al medico di famiglia - ha fatto scattare il recupero del credito. Un semplice bollettino, ma che rappresenta solo la prima parte della procedura. Chi ha mentito, infatti, rischia un’accusa di falso e un accertamento della Guardia di finanza.
Colti in fallo. Sono una settantina i furbetti del ticket scoperti dai tecnici dell’Azienda sanitaria della Versilia in questi ultimi due mesi. Una percentuale bassa, fanno sapere dagli uffici, rispetto ai 1.500 controlli eseguiti sugli attestati. Ma che comunque rappresenta un primo risultato importante nella campagna di verifica.
Si tratta di casi di falsificazione dei dati reddituali, cioè persone che nell’autocertificazione hanno dichiarato di avere redditi bassi. L’esenzione del ticket per visite ed esami, infatti, è concessa ai bambini sotto i 6 anni e agli anziani sopra i 65, purché le famiglie abbiano un reddito complessivo inferiore ai 36mila euro. Anche i titolari di pensione minima e pensione sociale non pagano il ticket, così come i disoccupati.
Ma, quando i tecnici dell’Asl hanno incrociato questi nomi con i dati del ministero dell’Economia in loro possesso, il quadro emerso era ben diverso. C’era chi prende pensioni di peso, come i due anziani di cui sopra, oppure chi non è affatto disoccupato. E a quel punto l’Asl va a ritroso negli ultimi 5 anni fiscali. Viene ripresentato perciò il conto di tutte le prestazioni sanitarie che l’utente doveva pagare, e che non ha saldato. Ecci perché si parla, in media, di 200 euro di arretrato da versare a testa. Per un totale di circa 14mila euro: non una grande somma, ma il principio è comunque quello di far rispettare la legge.
Cosa si rischia. Per l’Asl, se l’utente salda il conto, il discorso si chiude. Ma il reo non può dirsi tranquillo. Perché il suo caso sarà segnalato alla Guardia di finanza, che potrà procedere anche solo per il reato di falso. Non solo. Chi mente nell’autocertificazione rischia un accertamento fiscale a tutto tondo.
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