Attenzione
Puccini, un presidente da Roma
Al posto di Spadaccini potrebbe arrivare Ferrazza al quale il Verdi di Trieste ha rescisso il contratto
TORRE DEL LAGO. Lunedì mattina la presentazione in Municipio, accompagnato dal direttore artistico, Alberto Veronesi. Poi, nel pomeriggio, un giro al Gran teatro in riva al lago. Protagonista della visita a sorpresa è stato Giuseppe Ferrazza, 65 anni, abruzzese di origini, soprannominato in passato il “padrone” del Teatro italiano, candidato alla presidenza della Fondazione Festival pucciniano, con ’operazione che sarebbe voluta dallo stesso Veronesi e appoggiata dall’assessore alla cultura, Ciro Costagliola.
Basta un giro in Rete per ricostruire chi sia Ferrazza. “Il teatro Verdi licenzia il direttore Ferrazza”, titolava il “Piccolo” di Trieste ai primi di marzo di quest’anno. A firmare la rescissione del contratto era stato Claudio Orazi, commissario straordinario della Fondazione con un’azione che sarebbe nata - si legge ancora sul “Piccolo” - «dall’essere venuto meno il rapporto di fiducia». Ferrazza era arrivato a Trieste nel 2010. Veniva da Genova, dove dal 2008 ricorpiva l’incarico di commissario straordinario del Carlo Felice, con il preciso mandato di risanare i conti su incarico dell’allora ministro della cultura, Sandro Bondi. Ma nel capoluogo ligure le cose non sono andate meglio che a Trieste.
Le cronache di quegli anni raccontano di rapporti sindacali tesi, minacce di portare i libri in Tribunale. Fino al 2010, quando Ferrazza lascia il posto troppo scomodo al nuovo Sovrintendente nominato dal rinnovato consiglio di amministrazione. Giovanni Pacor, già direttore dell'Opera Nazionale di Atene una volta visti i conti annuncia a chiare lettere che il teatro è sull’orlo del fallimento. Il 25 gennaio 2010 l’edizione genovese di “Repubblica” titola: “Carlo Felice, bufera su Ferrazza”.
In ballo, all’epoca, c’era anche un esposto alla Corte dei Conti relativo alla gestione dell’Ente teatrale italiano del quale Ferrazza è stato presidente dal 2005 (lo volle il ministro Buttiglione) al 2010 quando l’Ente è stato sciolto, due anni dopo la riconferma di Ferrazza alla presidenza (questa volta il ministro era Bondi). Tra i primi atti di Ferrazza (che ha sempre respinto con forza tutte le accuse), alla nomina nel 2005, ci fu quella di elevare il compenso del presidente: da 61.974,83 euro a 80mila.Quello dei consiglieri passava, invece, da 12.394 euro a 20mila. La Corte dei Conti, nella sua relazione del 2006, scrisse che la deliberazione non aveva avuto effetto perché non approvata dalle amministrazione vigilanti in quanto - come comunicato dal ministero - «non sono stati ravvisati eventi particolari ed eccezionali tali da giustificare la determinazione dei compensi in questione».
Ma il curriculum di Giuseppe Ferrazza è ben più ricco: in qualità di presidente dei revisori dei conti e revisore effettivo o supplente ha lavorato con: Fondazione Toscana spettacolo, Associazione Teatro di Roma, Fondazione Teatro Regio di Parma, Cinecittà Holding Spa, Teatro pubblico-Emilia Romagna teatro. Nel 2011 è stato nominato vice presidente dell’Associazione nazionale delle Fondazioni liriche e sinfoniche.
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