Sicurezza
Concorrenza, è bufera sui bar dei campi sportivi
I commercianti chiedono se abbiano l’autorizzazione per ospitare cene e feste Pajatto (Pri): «Un vantaggio per le associazioni, il Comune faccia chiarezza»
PIETRASANTA. Quei bar negli impianti sportivi, gestiti dalle associazioni, si “allargano” un po’ troppo spesso. Diventano dei locali veri e propri, violando le regole. L’attacco arriva dal segretario repubblicano Gianluca Pajatto.
Che spiega: «Urge massima trasparenza, come legge prevede, sui contributi comunali alle associazioni. E la gestione di questi esercizi, spesso affidati a titolo gratuito, rientra nel pacchetto».
Ma qual è il problema? Il modo con cui questi esercizi vengono portati avanti. E che fa imbestialire i commercianti. In sostanza, a finire nel mirino è la gestione, passata e presente, dei bar degli impianti sportivi - su tutti Pedonese e Pruniccia - dove sarebbero state somministrate non solo bevande e gelati, ma anche organizzate cene, compleanni e via dicendo. Da qui la richiesta di chiarimenti che alcuni titolari di pubblici esercizi hanno fatto a Comune (e non solo) su agibilità e condizioni igienico-sanitarie degli ambienti, rispetto della conformità urbanistica, natura del servizio proposto e metodo di affidamento da parte del Comune. Richieste che vengono avallate da Pajatto.
D’altra parte, con l’arrivo della stagione delle sagre e la crisi economica che impazza, lo scontro che vede ristoratori e baristi da una parte e associazioni sportive e circoli - che si trasformano in veri e propri ristoranti e pizzerie - dall’altra, sembra inevitabile. Con la palla, avvelenata, che passa adesso nelle mani degli enti demandati al controllo.
«Tempo fa - spiega Pajatto - all’assessore Pietro Lazzerini chiedemmo più trasparenza, rispetto al passato, nella comunicazione di quanto erogato dal Comune con pubblicazione sul sito dell’Ente di tutti i contributi assegnati alle varie associazioni sul territorio. Lazzerini ci rispose con supponenza, citando il regolamento comunale ed il termine del 31 maggio per la pubblicazione prevista dal regolamento. Abbiamo aspettato e l’abbiamo vista, la pubblicazione, ma, come immaginavamo, rispetto a quello che noi richiedevamo, è incompleta».
«Ci sono, certo, i 110 mila euro versati in contanti alle varie associazioni - prosegue il segretario del Pri - ma non ci sono tutti quei vantaggi economici (che il nostro regolamento fa giustamente rientrare nelle tipologie di contributo) derivanti dall’uso di beni del Comune. Come gli immobili dati in affitto gratuitamente o a prezzi calmierati, o vantaggi derivanti dall’uso di beni concessi in convenzione, come nel caso dei piccoli bar presenti presso gli impianti sportivi. Continuiamo ad aspettare chiarezza su questo fronte, da parte di Lazzerini. Tra l’altro, cogliamo l’occasione per fare notare che, dei 110 mila euro già liquidati alle associazioni, oltre 30 mila sono per attività legate al carnevale. 30 mila che sommati ai 25 mila euro di incarico per la sicurezza, ai 40 mila di affitto e lavori per gli hangar, ai 10 mila per la pulizia delle strade dopo il corso, oltre agli straordinari dei dipendenti, al costo dei manifesti, alle spese per l'organizzazione delle serate e via dicendo. delineano un costo del carnevale ben superiore a quei 90 mila euro degli incassi che Lazzerini si è vantato di avere».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google