Il Tirreno

Versilia

«Il Palio? È la nostra famiglia, la nostra vita»

di Tiziano Baldi Galleni

Le storie dei contradaioli, sempre in guerra tra di loro ma con una grande passione comune

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QUERCETA. Quando a trascinarci fino in fondo a ciò che si fa è le passione, e la voglia di vincere, spesso succede quello che è successo ieri al Palio dei Micci. Da una parte c'è chi trionfa e dall’altra chi rimane deluso per i sacrifici finiti in una classifica inaspettata, per poi talvolta lasciarsi prendere dalla rabbia. Insomma la contrada, nel male o nel bene, regala sempre emozioni. Come a esempio a Maicol Viti, che dal '96 lavora all'elaborazione del tema per Il Pozzo, e continua a farlo per la magia che il Palio gli regala ogni anno. O chi come Francesca Neri, nipote di Laerte Neri, uno dei fondatori della contrada del Ponte, non può fare a meno di una tradizione di famiglia.

«Durante il giorno del Palio - dice Maicol Viti - sei sospeso nel tempo, tutto si ferma qui. È come una magia che comincia dalla stesura della bozza, quando inizi ad immaginarti la storia che porterai in campo. I costumi, la struttura. E questa sensazione la senti insieme a tutte le persone che si sono sacrificate per sei mesi con te per questo giorno». Maicol è stato dal 2000 responsabile del tema e nel corso degli anni si è defilato per poter dare in mano la commissione a altre persone. «Ho deciso così perché ho visto che c’erano altri che avevano le potenzialità per poter acquisire questo ruolo. Ciò nonostante sono sempre molto coinvolto nel soggetto». Infatti Maicol pensa a tutt’altro che smettere: «nella contrada ti senti all’interno di una grande famiglia nella quale nascono tanti affetti importanti. Oggi finito qui, nonostante il risultato doloroso, tutto si azzera e riprende la voglia di pensare a qualcosa di nuovo per il prossimo anno».

Anche per Francesca Neri, che ha 38 anni, la contrada è una vera e propria fede. Ha iniziato fin da piccola e ieri ha suonato il tamburo per la ventunesima volta. «I miei genitori mi portavano al Palio dei Micci quando ancora non camminavo. E ho iniziato a suonare il tamburo a 13 anni. Per me questa è come una seconda famiglia». La tradizione non si interromperà: «Oggi sia mio padre, mia madre che mia sorella sono vestiti da figuranti per il tema del Ponte». Quanto lavoro c'è per la preparazione? «Un lavoro di un anno intero. Ogni volta vanno studiati tempi diversi che vanno insegnati a tutti i nuovi entrati». Anche Francesca sa benissimo quello che comporta la sfida del Palio: «La guerra è guerra, si dice nel caso delle competizioni tra le contrade, però questa è una passione comune che lega tutti».

Flavio Cocci è uno sbandieratore della Quercia dal 2000, quando aveva sedici anni. E sa bene quanto è importante questo giorno per tutti i contradaioli. «Dietro questo gioco ci sono tantissime ore di lavoro che chi è al di fuori di questa tradizione non conosce. E il risultato di questo si vede tutto in pochi minuti, sia nel Palio che nelle Gare». Ma la contrada è anche un luogo di incontro per fare amicizie, infatti per Flavio i ragazzi della contrada sono diventati compagni di avventura. «La contrada è la vita: sono gli amici, la fidanzata. È tutto». La diciannovenne studentessa di giurisprudenza Giulia Frasca, tamburina della Cervia, ha iniziato da 7 anni. «I miei genitori sono contradaioli, e lo sono anche i miei amici, perciò mi sono avvicinata al mondo della contrada e ho iniziato a stamburare. È vero, questo è un impegno ma, sia quello che sia il risultato, fa sempre piacere esser qua».

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