Il Tirreno

Versilia

Finanza negli studi di medici e avvocati

di Matteo Tuccini
Finanza negli studi di medici e avvocati

Accertamenti su noti professionisti: le Fiamme Gialle inviano ai clienti questionari per scoprire il «nero»

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VIAREGGIO. Studi professionali nel mirino della Guardia di finanza. Medici, commercialisti ma soprattutto avvocati sono oggetto, in questo periodo, di un’attenzione “particolare”. Il perché è presto detto: alcuni di loro hanno dichiarato redditi bassi o normali, a fronte di un tenore di vita molto elevato. Tra Irpef e Iva, le Fiamme gialle sospettano di cifre enormi sottratte al Fisco: da 500mila euro a svariati milioni.

Ecco perché la Finanza li ha inquadrati. Iniziando a passare ai raggi x la loro attività professionale. E inviando - questa è la curiosità più succosa - dei questionari ai loro clienti. Dove si chiedono informazioni piuttosto basilari. Come ad esempio se il professionista rilascia scontrino o fattura, oppure se fa la fatidica richiesta: «Senza fattura sono (x) euro meno...».

Nessuna di queste domande scava nel personale per evitare, ovviamente, violazione della privacy.

Anche manager pubblici. Se c’è una richiesta che viene fatta spesso agli agenti del Fisco (Guardia di finanza e Agenzia delle Entrate) è di vigilare non solo sui commercianti, finiti nel mirino in maniera pesante. Così la Finanza aveva già chiarito tempo fa che i controlli a tappeto non si sarebbero limitati ai negozi e agli esercizi pubblici.

Ed è il caso di dirlo: non si è perso tempo. Sarebbero già una decina le persone individuate come potenziali evasori. Nomi molto noti: si parla di avvocati di grido e di medici conosciuti. Questi ultimi, in particolare, sarebbero finiti nel mirino per l’attività privata, che naturalmente non rientra nella retribuzione dell’Asl.

Tra questi professionisti, infatti, ci sarebbero anche manager pubblici. Gente che riscuote lo stipendio pagato dai cittadini, ma che evidentemente non basta. E così il guadagno “privato” finisce al nero.

Tenore di vita da ricchi. A insospettire le Fiamme gialle sono state proprio le dichiarazioni dei redditi, che in alcuni casi non superavano i 30mila euro all’anno.

Ora, può anche darsi che il commercialista o l’avvocato in questione se la passi male. Che abbia fatto qualche errore nella sua vita lavorativa, fidandosi di gente poco seria. Ma se tutela gli interessi di una grande azienda, e se possiede una barca e una seconda casa, è difficile che possa tirare avanti guadagnando al massimo 2.000 euro al mese.

I questionari. Chi si è visto recapitare a casa le domande si è preso un bello spavento: «Che c’entro io?». Nulla, e infatti lo scopo di questo mezzo di accertamento è arricchire il quadro informativo sul comportamento del professionista. Ribadiamo, infatti, che solo chi viene sospettato di frodare il Fisco è oggetto di queste verifiche.

Ma cosa rischia chi viene trovato in fallo? Nel migliore dei casi, che l’Agenzia delle Entrate gli chieda gli arretrati. Ma se la cifra contestata è alta, allora - per dirla con l’ispettore antifrode del film Johnny Stecchino - si va nel penale. E l’evasore dovrà risponderne in tribunale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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