Il dolore
Morta dopo i controlli: «Fate chiarezza»
La donna si era sottoposta a tre mammografie con esito nullo, poi la diagnosi del tumore e il decesso
VIAREGGIO. La famiglia di Paola Matraia, morta nel settembre 2011 a 66 anni per un tumore, vuole chiarezza. La donna, infatti, si era sottoposta a tre mammografie nel corso degli anni, con esito negativo. Poi, però, le è stato diagnosticato un tumore al seno ed è deceduta.
«Paola Matraia - scrivono i familiari, assistiti dall’avvocato Gianfranco Coppedè - nell’ambito del programma di screening per il tumore alla mammella, appositamente diretto ad evidenziare questo tipo di patologia, aveva effettuato tre controlli: il primo nell'anno 2001 (56 anni), un secondo nell'anno 2005 (60 anni) ed il terzo nell'anno 2007 (62 anni). In tutti e tre i casi i referti erano stati esaminati sempre dallo stesso medico, attualmente indagato per omicidio colposo, che ha firmato ed emesso tre dichiarazioni consecutive che escludevano totalmente e senza alcuna riserva la presenza di particolari anormalità, certificando che l'esame era negativo per neoplasia, mettendo così la paziente nella condizione di non fare altri accertamenti, e di non fare alcuna terapia».
«Risulta tuttavia riconosciuto in atti che nella mammografia del 2007 la neoplasia era evidente, e che quindi vi è stato un errore medico nella diagnosi. A distanza di un anno e pochi mesi (inizio 2009), a seguito di dolori alla schiena, la signora Matraia si è sottoposta ad altre verifiche specifiche, che hanno portato ad accertare l’esistenza di gravi danni alle vertebre conseguenti a metastasi certamente prodotte da tumore al seno, come è stato accertato dall'esame istologico. Altre metastasi erano diffuse in diversi altri organi».
«Dall'esame delle tre mammografie effettuato da un radiologo incaricato dalla stessa signora Matraia, è risultato che la presenza della patologia era rilevabile con certezza sugli esami del 21/9/2007, e che comunque l'addensamento, più sfumato, era però riconoscibile, anche per segni indiretti, sia nell'esame del 2001 che in quello del 2005.- Poiché in questi ultimi due esami la diagnosi poteva non essere di certezza, ma vi erano segni indiretti, questi ultimi richiedevano ulteriori approfondimenti diagnostici, che però non sono stati proposti o segnalati, ed è stata invece comunicata una diagnosi di certezza di assenza di qualsiasi pericolo, che ha fatto sì che l'interessata non ha assunto alcuna iniziativa di ulteriore controllo e terapeutica».
La famiglia spera che «dopo questa terribile esperienza l’azienda migliori la qualità dello screening mammografico, perché falsi negativi ripetuti sono molto pericolosi per gli utenti, i quali fanno invece affidamento sui risultati, si tranquillizzano e non effettuano altri controlli e/o terapie. Se non ci sono le condizioni (carenza di personale o di tempo) per eseguire in modo accurato le indagini è bene che la popolazione ne sia messa a conoscenza, e che si intervenga».
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