Il Tirreno

Versilia

«I regali a Bertolucci? Niente di grave»

di Matteo Tuccini
«I regali a Bertolucci? Niente di grave»

Per i suoi legali il dirigente comunale, ed ex capo dei vigili, non fu corrotto da Pastechi per evitare i controlli sul locale

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VIAREGGIO. «Un giubbotto e un telefono cellulare non sono una prova di corruzione. Al massimo di una lunga amicizia». Enrico Marzaduri e Riccardo Carloni, avvocati difensori del dirigente comunale Angelo Bertolucci, ne sono convinti. Tra il loro assistito e Athos Pastechi non ci fu un accordo per evitare i controlli sulla discoteca Evita, di proprietà dell’attuale assessore ai vigili urbani. Un’intesa presunta, finita al centro del processo cosiddetto del lago.

All’epoca dei fatti contestati, infatti, Bertolucci guidava la polizia municipale e Pastechi era imprenditore e presidente della circoscrizione Torre del Lago: erano, insomma, su due lati diversi dalla barricata. Tra l’altro, Bertolucci fu rimosso dal suo incarico dopo lo scoppio del caso.

È bene precisare che sull’accusa di presunta corruzione è scattata la prescrizione. E il pubblico ministero Antonio Mariotti, infatti, ha già chiesto l’assoluzione per entrambi gli imputati.

«Bertolucci non c’entra». Secondo gli inquirenti, fin dal dicembre del 2002 l’Arpat aveva chiesto opere di insonorizzazione per il locale, a seguito di esposti dei cittadini. Nonostante questo, l'attività sarebbe andata avanti senza problemi. E soprattutto senza controlli dei vigili. Alla fine, poi, la discoteca sarebbe stata chiusa dopo un’operazione del commissariato. Ma, anche in questo caso, per la Procura Bertolucci avrebbe favorito Pastechi, ritardando ad arte la notifica della chiusura.

Per l’avvocato Carloni, però, «non era compito della polizia municipale decidere i controlli sui rumori, bensì dell’ufficio ambiente del Comune. Anche perché c’era un problema d’orario, visto il servizio della municipale terminava alle 1. E i rumori dovevano essere verirficati più tardi».

Anche per quanto riguarda la notifica, secondo Carloni poteva comunque essere fatta da altri uffici.

«Team Fish? Roba di Pastechi». Per quanto riguarda l’unico capo d’imputazione per cui il pm ha chiesto le condanne (vedi box), la bancarotta della Team Fish, gli avvocati difensori dei due amministratori Giuseppina Valenti e Giovanni Ciocia hanno precisato che le responsabilità dei loro clienti sono minime.

«Si trattava - hanno spiegato i legali - di persone che non avevano voce in capitolo nella gestione della società, come peraltro ribadito anche dall’accusa. E dato che per la Corte di Cassazione si è colpevoli di bancarotta fraudolenta solo se direttamente e intenzionalmente coinvolti, è giusto ridurre le accuse a loro carico al livello di bancarotta semplice».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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