Attenzione
Romanini: i tre carabinieri a processo
Non denunciarono alla Procura un attentato subìto dall’imprenditore poi ucciso davanti la propria casa a Camaiore
CAMAIORE. Arriva il rinvio a giudizio per i carabinieri accusati di favoreggiamento e omissione di atti d’ufficio dopo l’omicidio dell’imprenditore camaiorese Stefano Romanini, ucciso davanti alla porta di casa a colpi di pistola l’8 febbraio 2011. Per la procura i tre avrebbero nascosto elementi utili alle indagini. Il Gup Alessandro Dal Torrione, dopo aver ascoltato le difese (che avevano chiesto il proscioglimento degli imputati ), ha stabilito che le vicende che vedono coinvolti i tre militari dell’arma - il maresciallo Ciro Ionta, all’epoca dei fatti comandante della stazione di Camaiore, il brigadiere Gianluca Martignetti e l’appuntato in congedo Ennio Iardella (l’ultimo deve rispondere solo di favoreggiamento) - dovranno essere chiarite in un procedimento in aula. Per il giudice, che anche in questo caso ha respinto le richieste degli avvocati , sono utilizzabili anche le intercettazioni telefoniche che riguardano i tre carabinieri. I difensori, su questo punto, avevano potuto mettere in campo anche il pronunciamento del tribunale del riesame di Firenze che, al momento di annullare gli arresti per Iardella nel luglio 2011, aveva detto di «ritenere fondata l’eccezione di inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche». Ma tutto è stato inutile: la prima udienza del processo è stata fissata per il 12 luglio in tribunale a Lucca. A difendere Martignetti e Ionta sono gli avvocati Carlo Alberto Antongiovanni e Eros Baldini; i legali di Iardella sono Titano Trento Marsili e Nunzia Castellano.
L’avvocato Antongiovanni si dice fiducioso per l’esito finale del processo. «Adesso potremo presentare i testimoni a nostro favore – spiega il legale – e avere la trascrizione integrale delle intercettazioni: quei documenti sono a favore degli imputati».
La vicenda. Dopo l’omicidio dell’imprenditore le indagini sul caso furono affidate alla polizia. Per ora l’indagine principale - che va avanti indipendentemente dal procedimento sui carabinieri - ha prodotto i nomi di quattro indagati: Roberto Romanini, cugino della vittima e suo ex-socio (che nel giorno del delitto si trovava a Torino), i di lui figli Simone ed Emanuele e Ioan Aurel Sociu, ex-dipendente di Romanini.
Le intercettazioni sui telefoni dei carabinieri sono state disposte dopo il ritrovamento di un’agenda di Stefano Romanini. In essa l’imprenditore scriveva di essere minacciato dal cugino e parlava dei non buoni rapporti intercorrenti tra loro due.Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura, nel giugno 2010 Roberto Romanini era andato dai carabinieri, accompagnato da Iardella, dicendo di essere stato truffato dal cugino Stefano e che quest’ultimo aveva subito un attentato con colpi di pistola contro la sua auto (vicino alla zona industriale delle Bocchette). Romanini in quell’occasione aveva anche detto che il cugino frequentava «strozzini legati alla malavita». Secondo la Procura tutte queste informazioni non furono immediatamente fornite alla polizia dopo il delitto del febbraio 2011. E le intercettazioni farebbero sospettare che Martignetti e Ionta si sarebbero messi d’accordo per non riferire all’autorità giudiziaria alcuni di questi elementi. E inoltre, nell’estate 2010, i carabinieri non presentarono denuncia sulle ipotesi di reato emerse dal racconto di Roberto Romanini.
Gabriele Dini
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