Il Tirreno

Versilia

Suicidio all’Alfieri, assolto il personale

di Luca Tronchetti
Suicidio all’Alfieri, assolto il personale

Un ospite si era gettato da un balcone dopo aver eluso la sorveglianza: «Non fu colpa della Rsa»

2 MINUTI DI LETTURA





LIDO. Il giudice dell’udienza preliminare Marcella Spada Ricci ha assolto il direttore amministrativo, l’impiegata, la caposala e tre operatrici socio assistenziali della residenza Alfieri di Lido di Camaiore.

Tutti accusati di abbandono di persone incapaci: il personale era finito nel mirino per il suicidio di un ospite della struttura, gettatosi da un balcone dopo aver eluso la sorveglianza.

L’episodio si verificò la sera del 10 settembre 2010.

A giudizio erano finiti Roberto Rao, 39 anni, di Stiava, direttore della struttura protetta; Fulvia Silicani, 32 anni, di Pietrasanta, impiegata; Catia Guidi, 53 anni, di Pietrasanta, caposala e le operatrici socio assistenziali Anna Lucia Taras, 46 anni, di Massa; Anna Polacci, 42 anni, di Camaiore e Alda Angela Valle, 57 anni, di Pietrasanta.

Secondo la procura Giancarlo Tonacchera, 64 anni, persona incapace d’intendere e di volere, ospite della struttura convenzionata con l’Asl 12 di Viareggio a causa di una malattia mentale (psicosi cronica) il 25 agosto aveva dato luogo a ripetuti comportamenti aggressivi e anche auto lesivi.

L’uomo aveva minacciato il suicidio in più occasioni: secondo quanto riportano gli atti, il 27 e il 29 dello stesso mese di agosto.

Vista la situazione, per gli inquirenti, il personale della struttura non avrebbe adottato le opportune cautele al fine di impedirgli l’estremo gesto. In particolare non gli avrebbero impedito di lasciare la stanza nelle ore notturne accedendo liberamente ai balconi della struttura dopo aver aperto una finestra.

Il collegio difensivo – composto dagli avvocati Maurizio Campo, Simona Carosso, Laura Silvestri, Sara Bianchi e Simone Lepore – ha smontato le tesi accusatorie attraverso due elementi essenziali: l’insussistenza dell’abbandono e la mancanza di nesso causale tra la condotta ritenuta omissiva da parte del personale socio assistenziale.

Perché secondo i dettami della legge Basaglia le operatrici socio assistenziali della struttura non hanno alcun potere coercitivo nei confronti dei ricoverati, salvo che i pazienti arrivino nella struttura con un trattamento sanitario obbligatorio e inoltre non c’è la prova che, se la porta del corridoio fosse rimasta chiusa, il malato non sarebbe riuscito ugualmente a mettere in atto il suo folle proposito.

Così dopo circa quattro ore di discussione il gup ha optato per il proscioglimento dei sei indagati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa