Il Tirreno

Versilia

Ecco la patria del vero Macchiatello

di Irene Arquint

Tradizione, semplicità e fantasia la ricetta vincente del Baretto, un ritrovo per tutti a due passi dal Piazzone

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VIAREGGIO. Al Baretto sotto le Logge del mercato si va prima di tutto per un buon caffè. Ma anche per scambiare due parole con il barista proprio come un tempo. «Ci piace dialogare con i clienti, essere loro vicini. Siamo vecchio stile e forse è proprio questa la nostra forza».

La storia del Baretto inizia nel 1966. «All'epoca eravamo in via Zanardelli in un piccolissimo fondo che fungeva da rivendita di caffè - racconta Irene Manfredi, fondatrice del locale trasferito negli anni Ottanta nell'attuale sede - Le donne che in quegli anni non erano ancora abituate a frequentarsi fuori casa, si "rimpiattavano" nel mio locale perché si sentivano tranquille. Era un bar al femminile». Il Tordello, la classica sfogliatella di crema e riso, già spopolava, consumato con l'immancabile macchiatino.

Tordello e caffè sono ancora il tandem perfetto del mattino, a detta di un frequentatore assiduo: «il modo migliore per iniziare la giornata». «Utilizziamo una miscela personale, messa a punto da noi in anni di esperienza, grazie alla disponibilità della torrefazione locale che ci fornisce - prosegue Irene che insieme al figlio Luca e al fratello Aldo gestisce il ritrovo al Piazzone - Sul Macchiatello non ci batte nessuno, denso nella crema e goloso di cacao. Il segreto? Non mi faccia raccontare troppe cose: è la mano. La acquisisci nel tempo, con la passione. È importante sapere ascoltare, avere sensibilità nei confronti di chi ti trovi davanti arrivando a prevedere i suoi gusto, ma anche con gli strumenti che hai a disposizione». Perché anche il gorgottio del bricco del latte, parla. Irene creò il primo Macchiatello alla Baretto negli anni Settanta, quando il Marocchino non era neppure in fasce. Lo serviva in tazza grande, altra novità oggi molto diffusa, poi è passato nel bicchiere e infine di nuovo in tazza grande. «Ma ancora qualche affezionato lo chiede nel vetro, da cui l'occhio può godere della bella crema». Lo Shakerato è un'altra medaglia appesa sul petto di Luca Giovacchini e Aldo Manfredi, perfetto nelle giornate in cui l'aria si scalda, servito nel vetro, alter ego della più invernale cioccolata in tazza lavorata a mano di fronte al cliente «e non con le moderne macchinette come si vede in molti bar».

La clientela è la più disparata. Di fronte al bancone o a sedere ai tavoli della stanza d'angolo che affaccia sul mercato, si mescolano commercianti e fornitori, mamme, operai, impiegati e muratori. «Nel pomeriggio arrivano anziani e ragazzi. Una spremuta d'arancia, un Frescolino, un tè freddo, un Macchiatello con tanta schiuma e cacao - dice Irene - l'atmosfera è rilassata, serena. Sarà che questo mestiere mi ha sempre divertita, il cliente lo capisce». Un via vai continuo, fatto di momenti "normali", in cui varcare e abbandonare la soglia ha il senso di portare avanti la propria vita nel miglior modo pensabile. Con beata normalità, che inizia a colazione e si snocciola nell'arco della giornata. «Puntando a fare il meglio per i nostri clienti. Finché alle otto di sera chiudiamo, ecco perché non abbiamo mai costruito un momento dedicato all'aperitivo» conclude Irene, nonostante il cocktail della casa esiste e si chiama Frescolino, studiato a puntino per calmare la sete, con frutta e un tocco leggero di alcool.

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