Finanza
Zavanella, uno stadio... da scudetto
L’architetto viareggino di adozione ha firmato lo Juventus Stadium: «Beh, un po’ è anche merito del nuovo impianto»
VIAREGGIO. Un pezzettino di quello scudetto lo sente anche suo. Già, perché Gino Zavanella, sessantasette anni, torinese di nascita ma viareggino d'adozione, è l'architetto che ha firmato il progetto dello Juventus Stadium, il primo stadio italiano di proprietà di una società sportiva, che molti considerano una delle frecce in più che quest'anno la Vecchia Signora ha avuto al proprio arco. E di aver contribuito al successo della Juventus, l'architetto Zavanella - bianconero da sempre - è più che mai orgoglioso.
Architetto, esageriamo un po'. Quella che ha conquistato domenica lo scudetto è stata sì la Juventus di Conte, la Juventus di Pirlo, ma anche un po' la Juventus di Zavanella…
«Beh, se la premessa è che esageriamo un po', allora va bene… Però un pizzico di verità c'è davvero. Se infatti quest'anno il pubblico è stato il dodicesimo uomo in campo, credo che il merito sia anche del nuovo stadio. Negli ultimi dieci anni, infatti, la media degli spettatori alle gare casalinghe della Juventus era di ventimila persone. Quest'anno, con uno stadio che ha una capienza di 41mila spettatori, ha fatto registrare quasi sempre il tutto esaurito».
Lo Juventus Stadium è considerato uno degli impianti sportivi più belli a livello europeo. E i commenti sono stati unanimemente positivi. Una bella soddisfazione.
«Credo che la Juventus da quest'anno abbia avuto finalmente uno stadio a livello del suo nome e del suo blasone. Ma, soprattutto, lo Juventus Stadium resterà alla storia per aver fatto da apripista ad una gestione diretta degli impianti da parte delle società di calcio. Da questo punto di vista - e lo dimostrano le esperienze all'estero - ritengo che il futuro non possa che andare in questa direzione. Non so se in Italia questo è chiaro fino in fondo, ma quanto accaduto quest'anno alla Juventus sarà una lezione per tutti».
Quando ha lavorato sulla carta al progetto del nuovo stadio di Torino, sperava che il risultato fosse proprio questo? A nove mesi dall'inaugurazione, cosa cambierebbe adesso?
«Devo dire che me lo immaginavo esattamente come è venuto. E' uno dei rari casi in cui la direzione dei lavori ha rispettato in pieno le aspettative dei progettisti. Certo, nel frattempo sono stati fatti ulteriori passi avanti nella progettazione degli stadi, ma devo dire che ora come ora non cambierei nulla. Fra l'altro alla realizzazione dell'impianto hanno lavorato grandi nomi del calibro di Giugiaro e Pininfarina. Credo possa essere un vanto del made in Italy».
Lei, fra l'altro, sta già lavorando a progetti di altri stadi.
«Sull'onda dello Juventus Stadium, ho lavorato a progetti analoghi anche per Palermo e Roma. Per quello che riguarda la società rosanero, siamo ormai a buon punto e aspettiamo il via libera da parte della nuova amministrazione comunale che si insedierà dopo le elezioni in corso. Il progetto legato alla Roma, invece, si è fermato con l'uscita di scena dalla proprietà della famiglia Sensi. Ma allo Juventus Stadium guardano anche dall'estero. In questi giorni sono a Belgrado ospite del Partizan proprio perché la società è interessata a costruire un proprio stadio».
Fra i tanti progetti c'era anche il nuovo stadio dei Pini. Qui ha avuto molta meno fortuna…
«Purtroppo, da viareggino acquisito, questo è uno dei miei crucci maggiori. In questa vicenda ho assistito ad una miopia davvero sconfortante. Il nuovo stadio sarebbe stata una occasione di rilancio per la città. Fra l'altro il Viareggio sarebbe stata la prima società di Lega Pro ad avere uno stadio di proprietà. Ma la città non ha saputo o voluto capire. Anzi, in tanti hanno cercato di ostacolarlo in tutti i modi. E di questo sono profondamente dispiaciuto. Peccato».
Torniamo alla Juve. Per l'ultima giornata di campionato sarà sugli spalti dello Juventus Stadium a festeggiare lo scudetto?
«Ci sarò con il cuore, ma purtroppo non fisicamente. Sono impegnato all'estero e quindi non potrò partecipare alla festa. Ma non le nascondo che la gioia è davvero tanta…»
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